Fantapolitica e Politica… Sei scenari per il post-voto del 4 marzo. Alcuni credibili e realizzabili, altri solo ipotizzabili

Premessa metodologica. Quelli che seguono, per quanto possano essere realistici, sono degli scenari futuribili (anche se entro una settimana esatta sapremo tutto), quindi del tutto arbitrari e, anche, irrealistici, almeno alcuni di essi. Quindi, quello che state per leggere è più “un gioco”, un “risiko” del post-elezioni del 4 marzo 2018, che un ‘normale’ articolo. di cronaca politica. Sono comunque certo che i miei “25 lettori” capiranno il senso e l’intenzione di un gioco siffatto…

Ps. per evitare di incorrere nelle ire dell’Authority che vigila sulla par condicio non vi c’è alcun riferimento a cifre elettorali dei partiti né alla distribuzione dei loro voti in seggi. 

  1. Vittoria del centrodestra, governo ‘blu’ di centrodestra. 

Il centrodestra arriva a un soffio dalla maggioranza assoluta sia alla Camera dei Deputati (316 seggi) che al Senato (161 seggi). Grazie a una manciata di parlamentari grillini eletti nelle fila del M5S, ma già espulsi dal Movimento a causa di Rimborsopoli o perché massoni (14 in tutto), riesce a presentarsi alle consultazioni al Colle con numeri certi. Mattarella non può che conferire l’incarico al nome indicato da Forza Italia, che risulta il partito più importante della coalizione che comprende Lega, FdI, Noi con l’Italia. Berlusconi sceglie Antonio Tajani, che lascia la presidenza dell’Europarlamento, per rassicurare la Ue e i mercati. Alla Lega vanno alcuni ministeri chiave, ma non gli Interni, dove il veto di Mattarella su Salvini fa optare per un ex dc. La Meloni è soddisfatta con il Welfare mentre i dicasteri economici sono appannaggio di Forza Italia. Dopo poche settimane dall’insediamento delle Camere (23 marzo), dove la presidenza di Montecitorio viene lasciata a un esponente del Pd, il governo è già operativo e appronta la manovrina.

2. Vittoria M5S, governo ‘giallo’  con l’appoggio di Lega e LeU.

Il successo dei 5Stelle alle elezioni è incredibile quanto non prevedibile: l’M5S supera ogni previsione di risultato dei suoi voti ed è il primo gruppo parlamentare in entrambe le Camere. Anche la Lega ottiene, inaspettatamente, un boom, risultando più grande di FI. La coalizione di centrodestra si rompe subito. Registrata l’impossibilità di far nascere un esecutivo di larghe intese, privo di numeri sufficienti per avere la fiducia, Mattarella concede a Luigi Di Maio l’incarico – prima esplorativo, poi pieno – di formare un governo. Di Maio si appella a tutti i partiti “responsabili” presenti in Parlamento, presenta una squadra di ministri dal profilo tecnico e istituzionale e incassa il sì della Lega di Salvini, che però decide, alla fine, solo di appoggiare dall’esterno il nuovo governo, votando la fiducia e riservandosi di farlo sui provvedimenti, ma avendone in cambio la presidenza del Senato Di Maio incassa anche il sostegno di LeU che invece vi partecipa pienamente e, dopo lungo dibattito interno, piazza suoi uomini in ministeri chiave. Pd e Forza Italia restano all’opposizione mentre la presidenza di Montecitorio va a un grillino. Pur tra mille scetticismi della Ue, che chiede garanzia sui conti pubblici, il governo parte.

3. Vittoria M5S, tracollo Pd: governo ‘giallorosso’ tra M5S-Pd-Leu.

Il centrodestra resta molto al di sotto delle aspettative e Berlusconi e Salvini iniziano a litigare subito, in pubblico e in privato: la coalizione non esiste più a pochi giorni dal voto. I 5Stelle ottengono una cifra elettorale incredibile: sono il primo partito sia alla Camera che al Senato. LeU riesce a strappare un risultato lusinghiero, sopra le attese. Il Pd, invece, subisce, alle elezioni, un tracollo micidiale. Nonostante Renzi controlli il totale dei gruppi parlamentari e la maggioranza degli organi dirigenti interni (Direzione e Assemblea nazionale) è lui stesso, in una drammatica Direzione convocata subito dopo i risultati, a decidere di lasciare, dimettendosi dall’incarico. La sedia vacante di segretario del Pd, in attesa di un nuovo congresso che avrà tempi più lunghi, viene gestita da un triumvirato (Franceschini-Delrio-Orlando) che trova in Walter Veltroni il suo garante, all’esterno, in nome dell’unità del partito. Intanto, si aprono le consultazioni al Colle. Mattarella, nell’impossibilità di poter dar vita a un governo di centrodestra o di larghe intese, sapendo che non avrebbe i numeri per governare, offre a Di Maio un incarico pieno. Il leader 5Stelle fa un invito a tutti i partiti “responsabili” ma anche “democratici” che sono presenti in Parlamento, rispolvera i temi dell’antifascismo, dell’economia sociale di mercato e della lotta a ogni forma di razzismo. Leu dichiara subito il proprio appoggio, il Pd – dopo un dibattito interno lacerante – prometto solo l’appoggio esterno, ma il governo Di Maio nasce e nomina subito tecnici di area vicini al centrosinistra. E’, di fatto, un governo di minoranza che si regge sulle astensioni del Pd e l’appoggio di Leu, ma parte. I mercati internazionali e le istituzioni Ue lo attendono al varco e a ogni passo.

4. Vittoria di FI e del Pd, governo azzurro-rosso di “larghe intese”.

Forza Italia ottiene un brillante risultato alle elezioni e la Lega resta molto al di sotto delle aspettative. Il Pd recupera consensi e, grazie al travaso di voti degli alleati minori, è il primo gruppo parlamentare sia alla Camera che al Senato. La coalizione di centrodestra va subito in frantumi. Il Capo dello Stato incarica perciò il premier dimissionario, Paolo Gentiloni, di provare a formare un governo totalmente nuovo rispetto a quello precedente. A Forza Italia vanno i ministeri chiave dell’Economia, del Welfare e della Scuola, il Pd mantiene Interni ed Esteri. I nuovi ‘responsabili’, pescati tra i moderati del centrodestra, del centrosinistra ed ex grillini, assicurano la maggioranza. FI e Pd si spartiscono le presidenze di Camera e Senato. M5S, Lega, FdI e LeU promettono opposizione durissima e chiedono che si torni al più presto al voto. Il governo, però, decolla e, con l’appoggio dei principali governi europei (Francia, Germania) e della Ue decolla e mette in agenda la manovra economica e la riforma della legge elettorale.

5. Stallo elettorale, governo ‘bianco’ di “unità nazionale”.

Il risultato elettorale è di stallo. FI e Lega risultano appaiati. Il Pd, invece, recupera ed è ilprimo gruppo parlamentare, ma solo al Senato, mentre alla Camera lo è l’M5S. Il centrodestra si spacca ed è impossibile formare anche un governo di larghe intese. Mattarella, dopo aver visto andare a vuoto ben tre tentativi di formare un nuovo governo nel giro di due mesi (centrodestra, larghe intese, 5Stelle), lancia un appello, con una drammatica diretta tv, alla “responsabilità” per tutti. Intanto, i mercati fibrillano, lo spread schizza all’insù, la Ue e le cancellerie europee esprimono al Capo dello Stato apprensione per consultazioni che durano due mesi. Infine, dopo molte ritrosie e spaccature interne, i maggiori partiti (Pd, FI, Lega, LeU), con l’esclusione di 5Stelle e FdI, accettano di dare vita a un “governo del Presidente” che viene subito ribattezzato “di emergenza” o “di unità nazionale”. I ministri, in pratica, li sceglie il Capo dello Stato, i partiti si limitano a votare la fiducia e esaminare i provvedimenti. Il governo si pone due obiettivi: varare la manovra economica e la nuova legge per tornare al voto in un anno.

6. Caos post-elettorale, bollino ‘rosso’ per tutti e ritorno rapido alle urne.

Il quadro post-elettorale è di puro caos. Il centrodestra non ha i numeri per governare, il tracollo del Pd è fortissimo e si apre subito un processo contro la leadership di Renzi. I 5Stelle scalpitano e chiedono l’incarico per formare un governo a loro guida che si regga sulle astensioni altrui, ma non hanno sfondato e il Capo dello Stato non glielo concede. Ogni tentativo di formare un nuovo esecutivo risulta  vano, i mesi passano inutili e pericolosi per la stabilità dell’Italia sui mercati e rispetto alle istituzioni europee. Il Capo dello Stato, dopo aver conferito ben tre mandati esplorativi che vanno tutti a vuoto, si rende conto che lo stallo istituzionale e politico è troppo rischioso. Mentre le Borse tracollano, lo spread galoppa e la Ue guarda all’Italia come al nuovo “malato dell’Europa”, a Mattarella non resta, pur se a malincuore, che convocare nuovi comizi elettorali per cercare di trovare, nelle urne, una soluzione all’assenza di maggioranza. Nel frattempo, resta in carica, sia pure dimissionario, il governo Gentiloni e il Paese, al massimo entro giugno, viene richiamato al voto nella speranza che nuove elezioni diano al Paese un quadro politico più stabile. Naturalmente, con la stessa legge elettorale con cui si è appena votato, il Rosatellum, e quindi con il rischio che si crei un altro stallo…


NB: Queste schede sono state pubblicate su Quotidiano Nazionale in una pagina ad hoc (“Gli scenari possibili dopo il voto”) che è uscita il 20 febbraio 2018 a pagina 4. 


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