Vertice Ue, l’Italia minaccia il veto, ma nella notte si tratta a oltranza. La “linea rossa” di Conte

Pubblico qui due articoli usciti negli ultimi due giorni e riguardanti il vertice dei Paesi Ue che si sta ancora tenendo a Bruxelles sul tema dei migranti.

1. Migranti, l’Italia blocca il vertice. Europa spaccata, accordo lontano.

Conte: “Non accettiamo compromessi”, ma nella notte si tratta a oltranza

ROMA – 29 giugno 2018 – Il vertice europeo del 28-29 giugno convocato a Bruxelles e atteso da mesi da tutta la Ue è a un passo dal fallimento, anche se solo oggi si capirà la portata del disastro. La responsabilità è dell’Italia che minaccia il veto ed è la prima volta che un Paese fondatore della Ue come il nostro lo fa. La giornata è drammatica, in un susseguirsi di voci e notizie che surriscaldano le agenzie e i siti in attesa della cena tra tutti i leader della Ue, il cd. ‘vertice informale’. Il premier italiano mette in atto la minaccia ventilata da giorni dall’Italia: blocca l’adozione delle conclusioni della prima parte del vertice europeo, spiegando che l’Italia intende dare un voto sull’intero documento, compresa la parte dei migranti in discussione ieri sera. Dal punto di vista formale, Conte “si è riservato” di valutare il voto sull’intero documento delle conclusioni del Consiglio Europeo, che ha un unico numero di protocollo, e non solo su una parte, come spiegavano fonti italiane nella tarda serata di ieri mentre era in corso la cena, e cioè il summit informale dei capi di Stato e di governo. Per Conte nothing is agreed until everything is agreed, come si dice a proposito dei negoziati sulla Brexit, cioè “niente è concordato finché non c’è accordo su tutto”. In pratica, perché le conclusioni del Consiglio Europeo vengano approvate occorre trovare un’intesa sui migranti, altrimenti, con il veto dell’Italia, salta l’intero vertice.

Gli effetti sono immediati. La tradizionale conferenza stampa prevista al termine della prima parte del Consiglio europeo viene cancellata: il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, la terranno oggi, al termine della seconda giornata del vertice, ma potrebbe  limitarsi a registrare il nulla di fatto.Si avvera quanto il presidente del Consiglio italiano aveva annunciato (e, di fatto, minacciato) già nel pomeriggio, arrivando a Bruxelles: “Se non dovessimo trovare disponibilità da parte degli altri Paesi europei potremmo chiudere questo Consiglio senza approvare conclusioni condivise”. Del resto, appena messo piede nella capitale europea, Conte aveva messo sul tavolo la pistola carica: “Arriviamo a questo Consiglio europeo con proposte ragionevoli e in linea con lo spirito europeo, ma compromessi al ribasso non li accetteremo”. Poli l’affondo di Conte rivolto agli altri partner, specie Francia e Germania: “In questi anni l’Italia ha ricevuto manifestazioni di solidarietà a parole, ma oggi toccheremo con mano se la solidarietà europea esiste”.  Il tema è sempre lo stesso: i migranti e la richiesta di Conte di distribuire tra i Paesi dell’Unione con quote prestabilite e obbligatorie chi arriva in Europa senza diritto d’asilo, prima di rendere operativo il rimpatrio. Un punto su cui i Paesi del di Visegrad e la prossima presidenza di turno dell’Ue, ora affidata all’Austria, continuano a opporsi fermamente.

L’Italia appare, dunque, sempre più isolata, dentro la Ue. I rapporti, già tesi, tra Italia e Francia, sembrano peggiorare, se possibile. Al presidente Macron che aveva chiesto un bilaterale con Conte, ieri pomeriggio, Conte ha risposto niet, anche se poi, a sera, i due si vedranno per un briefing privato in cui cercano di mettere una ‘pezza a colori’ al rischio fallimento. Ed è solo a questo punto, quando ormai è quasi notte, che l’incontro Conte-Macron apre alla possibilità di un’intesa in extremis. “Conte – recita una note diffusa quando ormai sono le 22 della notte da palazzo Chigi – ha concordato con il presidente Macron conclusioni direttamente ispirate agli obiettivi contenuti nella proposta italiana e ora si sta cercando di coinvolgere altri Paesi”.

Del resto, i tempi di Conte erano davvero stretti: prima vede il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, che ne appoggia la linea dura, e poi la cancelliera Merkel. Ma il veto italiano smonta anche il piano B di Angela Merkel, vale a dire quella “coalizione dei volenterosi” di cui la Cancelliera aveva parlato di mattina a Bruxelles. Ma il premier italiano, che parla per venti minuti con la Merkel in un bilaterale prima dell’inizio dei lavori del Consiglio, dice di ‘no’ anche al ‘patto dei volenterosi’: punta ad un accordo di tutti, Conte, pur sapendo che non ci sarà, ma l’azzardo alla fine sembra riuscire. Conte chiede un accordo globale che per ora resta in alto mare, come i migranti al largo delle coste del Mediterraneo, ma a cena i leader europei iniziano a lavorare su alcuni punti d’incontro con la Merkel e Macron, i quali però alzano più di un sopracciglio davanti alle spiegazioni, professorali e in punta di diritto, che Conte elargisce all’intero consesso europeo. L’accordo raggiunto nella notte sarebbe questo: l’Italia sarebbe disposta ad accettare centri di protezione (gli ex Cie) sul nostro territorio, ma con una formula più ampia, che coinvolga anche altri partner europei. Si tratterebbe di centri di permanenza temporanea dei migranti “su base volontaria“: in sostanza, se li accetteranno anche altri Paesi (Francia, Spagna, Grecia, Malta) si unirebbe anche l’Italia che altrimenti resterebbe fuori dall’accordo, ponendo il veto alle conclusioni del vertice. Conte spera ancora nelle trattative che seguiranno oggi ma l’aria a Bruxelles è pessima e la responsabilità è nostra.

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 29 giugno 2018 a pagina 5 del Quotidiano Nazionale


La sede del Parlamento europeo di Bruxelles vista dall’esterno

2. Vertice Ue sui migranti, l’Italia arriva a Bruxelles minacciando il veto. La “linea rossa” del governo 

 

ROMA – 28 giugno 2018. L’Italia gialloverde guidata da Giusppe Conte è pronta a bloccare le conclusioni sulla parte migranti al vertice dei leader della Ue che si apre oggi se nel testo  non sarà inserito il concetto di “responsabilità condivisa sui salvataggi in mare”. La notizia arriva da fonti della commissione Ue. Questa è la “linea rossa” di Roma. L’Italia gialloverde suona il suo tamburo di guerra. Non si tratta di certo di un buon viatico per una soluzione comune. Ecco spiegato il perché del pessimismo delle fonti qualificate della Comunità Ue: “Non c’è ragione di credere che si possa raggiungere rapidamente a un accordo” dicono sempre le stesse fonti. Il vertice si risolverebbe, dunque, in un sostanziale fallimento: il niet italiano, sommato a quello dei paesi del gruppo di Visegrad sui movimenti secondari dei migranti, porterebbe all’impasse e al sostanziale fallimento del vertice. Del resto, se basterebbe il veto italiano a far saltare tutto (basta che lo pongo un solo Paese su 28, compreso il Lussemburgo….), mancherà, in ogni caso, quella “maggioranza qualificata” necessaria per varare il fatidico compromesso di cui tanto si è parlato in questi giorni. A questo punto il vertice si limiterebbe a chiedere alla prossima presidenza di turno della Ue, l’Austria, di proseguire il lavoro avviato, ma senza fissare scadenze. E se Macron è interessato solo alla riforma dell’Eurozona ma è colmo di guai fin dentro l’Eliseo, la Merkel è ormai vittima della guerra interna ad alta intensità con il suo alleato di governo, e ministro dell’Interno, il leader della Csu Seehofer, titolare di un ultimatum che rischia di far cadere il governo di grosse koalition e accendere una crisi a catena nella Ue. Intanto, per sovrannumero, il governo di Vienna fa sapere che non è disposto ad accettare i migranti respinti dalla Germania.

La ‘doccia gelata’ portata dall’Italia che arriva da Bruxelles è contemporanea, ma contraddittoria, al ‘sapore della vittoria’ che il governo stava pregustando dopo che le navi delle Ong nel Mediterraneo sono state dirottate in Spagna o a Malta. Infatti, così cadrebbe il pilastro di tutta la trattativa messa in piedi da Conte: la proposta in 10 punti presentata, domenica scorsa, al vertice informale di 16 paesi Ue ed esposta ieri. Ed è stato proprio alla Camera dei Deputati, dove il premier italiano si è presentato ieri per la consueta informativa al Parlamento sul pre-vertice europeo, che Conte ha spiegato che l’Italia “in Europa parla con una voce sola ferma e risoluta” e ha ribadito la necessità di “superare il trattato di Dublino”. Per il premier “l’Italia da anni salva l’onore dell’Europa nel Mediterraneo”, ma “l’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di passare le domande di asilo per tutti”. L’impostazione del governo è che “le coste italiane sono coste europee, il criterio del Paese di primo arrivo va rivisto e superato”. Una delle leve italiane per ottenere un cambio di passo sulle migrazioni saranno sanzioni alla Russia, ma il premier guarda oltre la vicenda dei migranti e chiede a Bruxelles di mandare un segnale sul fronte conti pubblici. Di fatto, si tratta della richiesta di maggiore flessibilità per provare a mantenere la promessa del reddito di cittadinanza.

Ma se il regolamento di Dublino resta tale e le promesse di Conte pure, le responsabilità sui migranti restano addossate solo ai paesi di prima approdo, proprio come l’Italia. Anche a palazzo Chigi vedono molto nera la situazione. Ecco perché quando mezzo governo viene ricevuto al Quirinale, come è prassi, i commensali (Conte, i due vicepremier, Giorgetti, i ministri Trenta, Tria, Savona, Moavero) registrano notevole sollievo nel vedere ricevere, dal Capo dello Stato, un sostanziale pieno sostegno alla linea (dura e pericolosa) dell’esecutivo.

 

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2018 a pagina 6 del Quotidiano Nazionale.