I soldi della Lega, parla la Cassazione: “Sequestrateli ovunque essi siano”. L’ira di Salvini: “Vogliono farci fuori”

Pubblico qui due articoli usciti il 4 luglio 2018 sul Quotidiano Nazionale in merito alla vicenda dei fondi sequestrati alla Lega.

I soldi della Lega, parla la Cassazione: “Sequestrateli ovunque essi siano”. L’ira di Salvini: “Vogliono farci fuori”

Il leader della Lega, Matteo Salvini

Ettore Maria Colombo ROMA – 4 luglio 2018

Scovare ovunque, su conti bancari, libretti, depositi, denaro riferibile alla Lega Nord e sequestrarlo fino a raggiungere la cifra di 49 milioni di euro, ovvero i soldi che il Carroccio ha sottratto allo Stato con una truffa per cui è stato condannato, in primo grado, l’ex leader leghista Bossi. Questo c’è scritto nelle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso del pm di Genova contro Matteo Salvini, l’attuale leader della Lega. Il Tribunale del Riesame ora dovrà seguire le indicazioni dei giudici della Suprema Corte. Finora sono stati bloccati un milione e mezzo di euro, dalla procura di Genova, che vuole invece arrivare a riprendere tutto il denaro truffato. Secondo i supremi giudici, la guardia di Finanza può procedere al blocco dei conti della Lega in forza del decreto di sequestro, emesso lo scorso 4 settembre dal pm, senza necessità di un nuovo provvedimento per eventuali somme trovate su conti in momenti successivi al decreto. Il legale della Lega, Giovanni Ponti, aveva sostenuto che le uniche somme sequestrabili erano quelle trovate sui conti “al momento dell’esecuzione del sequestro” con “conseguente inammissibilità delle richieste del pm di procedere anche al sequestro delle somme depositande”. Secondo la difesa della Lega, cioè, il pm poteva chiedere la confisca “anche delle somme future” solo durante il processo di appello. Ma la Corte di Cassazione ha obiettato che i soldi sui conti potrebbero non essere stati trovati al momento del decreto “per una impossibilità transitoria o reversibile” e che il pm non deve dare conto di tutte le attività di indagine svolte”.

Ma cosa era successo? Il decreto di sequestro dei conti della Lega era stato emesso lo scorso 4 settembre dai pm di Genova a seguito della condanna di Umberto Bossi e altri imputati per truffa ai danni dello Stato e riguardava un ammontare di circa 49 milioni di euro. Un provvedimento che, ora, la Cassazione definisce “emesso in osservanza dei presupposti di legge e che non è stato oggetto di impugnazione da parte della Lega Nord”. Il verdetto della Cassazione, dunque, apre al blocco ‘a tappeto’ dei conti incamerato illecitamente dal Carroccio – secondo l’accusa – tra il 2008 e il 2010 e senza bisogno di un nuovo decreto. Per questa vicenda Umberto Bossi, ora rieletto al Senato, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione in primo grado,l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, a quattro anni e dieci mesi, a un anno e nove mesi Stefano Aldovisi, a due anni e otto mesi ciascuno Diego Sanavio e Antonio Turci. Questi ultimi tre sono stati condannati in quanto revisori dei conti del partito del Carroccio. Nel processo, la condanna più elevata era stata, però, quella a cinque anni di reclusione per riciclaggio inflitta a Paolo Scala e Stefano Bonet, imprenditori sospettati di aver trasferito parte del “bottino” verso Cipro e la Tanzania. L’originario provvedimento cautelare, che era finalizzato alla confisca diretta della somma di 48 milioni 696.617 euro, viene dunque esteso, ‘grazie’ alla Cassazione, “anche alle somme affluite in momenti successivi alla data di esecuzione del decreto di sequestro sui conti e depositi riferibili alla Lega” perché “ non comporta novazione”, cioè non richiede un nuovo atto di sequestro, dice la Cassazione.

 

2. L’ira di Salvini: “Vogliono farci fuori. Non siamo ladri, è un processo politico”. Il Pd all’attacco, parapiglia in Senato

 

L’ex leader della Lega, Umberto Bossi

Ettore Maria Colombo – ROMA – 4 luglio 2018

Quei 49 milioni di euro non ci sono, posso fare una colletta, ma è un processo politico che riguarda fatti di 10 anni fa su soldi che io non ho mai visto” dice, secco e seccato, il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini a In onda (La7), commentando le motivazioni della Cassazione sui fondi della Lega da “cercare ovunque”. Ma, quando si può sfogare, lontano dai microfoni, Salvini dice anche altro:“Vogliono farci fuori. Questo è un attacco alla democrazia, al voto espresso dai cittadini, alla Lega, a me”. Insomma, dire che Matteo Salvini è furibondo è dire poco. La sentenza della Cassazione lo trova a dir poco stupefatto, sulle prime, poi monta la rabbia e la voglia di rovesciare il tavolo e, soprattutto, di denuncia il (presunto?) complotto. “Ma se pensano di inchiodarci penzoloni alla croce dei ladroni – tuona un viceministro sotto garanzia di anonimato – avranno pane per i loro denti. I Saviano, le anime belle della Sinistra che già ci azzannano saranno querelate, tutte”. E, infatti, filtra già da ambienti del Carroccio, “sono in fase di perfezionamento e stesura decine di querele nei confronti di chi parla a sproposito di soldi rubati dalla Lega”.

Prima delle parole di Salvini, la prima – e unica – reazione ufficiale è quella di Giulio Centemero, deputato leghista e, soprattutto, amministratore del partito dopo la nefasta era di Belsito, condannato proprio insieme all’ex leader, Umberto Bossi. “Siamo stupiti di apprendere – dice Centemero – dalle agenzie, prima ancora che dalla Cassazione, le motivazioni della sentenza per cui dovrebbe proseguire il sequestro relativo a 48 milioni di euro di rimborsi elettorali. Forse l’efficacia dell’azione di governo della Lega dà fastidio a qualcuno, ma non ci fermeranno certo così”, continua il leghista. “Consci della totale trasparenza e onestà con cui abbiamo gestito il movimento – conclude con malcelato orgoglio – con bilanci da anni certificati da società esterne e non avendo conti segreti all’estero ma solo poche lire in cassa, visti i sequestri già effettuati, sarà nostra premura portare in monetine da 10 centesimi al tribunale di Genova tutto quello che abbiamo raccolto come offerte da pensionati, studenti e operai durante il raduno di Pontida”.

Dall’opposizione, specie dal Pd, non possono credere di potersi buttare a pesce su un piatto così politicamente ricco, ma preferiscono mettere nel mirino, per cercare di prendere i classici due piccioni con una fava, anche l’alleato di governo della Lega, Luigi Di Maio, che tace, imbarazzato, come tutto l’M5S. “Di Maio, urlavi onestà, ora sei alleato con chi ha truffato gli italiani”, scrive su Twitter il presidente del Pd, Matteo Orfini, subito retwittato dall’ex segretario, Matteo Renzi. “La Cassazione dice a Salvini che è finita la pacchia” è il commento del capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Andrea Marcucci. E proprio al Senato si consuma il (primo) scontro di tanti a venire. Il senatore, renziano doc, Parrini, chiede più volte, in aula, ai ministri Salvini e Bonafede (Giustizia) “di venire subito in Aula a rispondere dei fatti”, il senatùr Bossi protesta e si sbraccia, inveendo contro Marcucci, si crea un parapiglia a stento sedato dai commessi.

 

NB: i due articoli sono stati pubblicati sul Quotidiano Nazionale a pagina 4 e 5 del 4 luglio 2018.