Fondi alla Lega, alta tensione tra Salvini e i giudici, ma anche con l’M5S. Incontro in vista al Colle (con imbarazzi annessi)

Una nota del Quirinale fa sapere che l’incontro richiesto dal leader della Lega Matteo Salvini con il Capo dello Stato sarà lunedì ma non si parlerà affatto della vicenda giudiziaria che riguarda i fondi neri della Lega (49 milioni di euro) sequestrati dalla Procura di Genova e confermati, con tanto di richiesta di sequestrare i conti “ovunque essi siano”, dalla Corte di Cassazione. Pubblico quindi qui tre articoli sulla querelle tra il leader della Lega Salvini e la magistratura in merito a questa questione. Ps. Qui sotto l’articolo precedente dove me ne occupavo nei giorni precedenti.I soldi della Lega, parla la Cassazione: “Sequestrateli ovunque essi siano” L’ira di Salvini: “Vogliono farci fuori”

 

1. Salvini: “Aspetto rispettosamente Mattarella”. Salvini smorza i toni, il Colle tace, ma alla fine parla…

Sono tre giorni, ormai, che sul tema sollevato da Salvini (le sentenze della magistratura sui fondi neri sottratti allo Stato dalla Lega), il vicepremier parla tutti i giorni e il Colle tace. “Spero di avere il prima possibile la gioia e l’onore di conferire con il mio Presidente della Repubblica” diceva ieri, in finta versione ‘soave’, il ministro dell’Interno. “Io chiedo e poi attendo la fissazione di una data per parlare delle tante cose belle che stiamo facendo qui al Viminale”, aggiungeva, come se il motivo della tanto richiesta visita fosse quello di parlare delle attività del ministero che guida. Ma se, come dice sempre lui, “io attendo rispettosamente”, Mattarella – ieri ancora nei paesi Baltici – risponde, secco, “assolutamente non parlo” al giornalista che gli chiede, per cercare di introdurre il tema, “l’hanno disturbata pure qua”. Eppure, proprio le ‘attività’ del Viminale possono essere l’escamotage, il coniglio dal cilindro, per un incontro che il Capo dello Stato non può certo accettare che verta sul tema delle sentenze della magistratura (ordinaria e di Cassazione) in merito al sequestro dei fondi della Lega, bensì su altro, l’ordinaria attività di governo. Se poi ci scappa un ‘fuori programma’ (e, di certo, non un ‘fuori onda’, nel senso che Salvini non potrebbe poi spendersi all’esterno e in pubblico le raccomandazioni del Presidente) Mattarella accetterebbe.

E così, al massimo entro la prossima settimana, l’incontro ci sarà (alla fine è stato fissato per lunedì), sarà informale, Mattarella ascolterà con attenzione e cura quanto Salvini avrà da dirgli, ma è ovvio e scontato ritenere che il Capo dello Stato non può, non vuole né deve intervenire in alcun modo su processi in corso perché si tratterebbe, proprio in quanto presidente del Csm, né più né meno di un colpo di Stato. Francesco Cossiga, che aveva un rapporto tormentato e polemico con i giudici e le toghe, fu messo in stato d’accusa, tra l’altro, per averle ‘minacciate’. E, come si spiega dal Colle, “il Presidente non può diventare né il quarto grado di giudizio dopo i tre ordinari” (ultima è la Cassazione, appunto, ndr.) né apparire parte dentro una contesa tra un partito e la magistratura”, come è avvenuto in passato in vari casi (l’era Mani Pulite, per dire). In più, al Quirinale aggiungono: Salvini potrà salire solo in versione ‘pace col mondo’, consapevole di quanto può dire e chiedere; altrimenti, “è meglio che non salga proprio”.

 


Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana (Foto tratta da quirinale.it)

2. Salvini attacca i magistrati e chiede che intervenga il Colle, che risponde niet per ora, Bonafede attacca Salvini

Ettore Maria Colombo – ROMA – 6 luglio 2018

Tensione dentro il governo, tra Lega e 5Stelle. Tensione tra la Lega e l’Anm e tensione tra Salvini e il Colle, che prima tace, poi fa sapere, da Vilnus (Lituania) di non aver ricevuto alcuna richiesta formale di incontro. La decisione della Corte di Cassazione di reperire e sequestrare i fondi della Lega “ovunque essi si trovino”, dopo la sentenza del Tribunale di Genova con cui questi ha condannato la Lega a risarcire allo Stato 49 milioni di euro, sta causando le sue prime, pesanti, ripercussioni politiche.

Di prima mattina, apre il fuoco l’Anm, il sindacato delle toghe italiane, per difendere la categoria e, anche, il Colle: “I magistrati non adottano provvedimenti che costituiscono un attacco alla democrazia (le parole usate da Salvini ieri, ndr.) o alla Costituzione né perseguono fini politici. E – continua – evocare un possibile intervento del Capo dello Stato nella vicenda è fuori dal perimetro istituzionale”. E’ a quel punto che il ministro alla Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede, capisce che la misura è colma e che l’M5S non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia come ha fatto per giorni a partire dal leader Di Maio. “Tutti devono potersi difendere fino all’ultimo grado di giudizio – premette il guardasigilli – poi però le sentenze vanno rispettate senza evocare scenari che sembrano appartenere più alla Seconda Repubblica”. Traduzione: Bonafede evoca la stagione del berlusconismo e i suoi ripetuti attacchi all’indipendenza dei magistrati. Un’accusa pesante, specie se lanciata da un fedelissimo di Di Maio. E infatti fonti qualificate del Movimento spiegano: “Per noi le sentenze vanno rispettate”. Poi quasi con tono di sfida si replica così a Salvini: “Piuttosto che attaccare letoghe la Lega cerchi i responsabili, a tutela del suo stesso partito”.

A riscaldare il clima ci si mette la nota ufficiale dei gruppi parlamentari della Lega che, in una nota firmata dai due capigruppo al Senato (Romeo) e alla Camera (Molinari) mettono nero su bianco la richiesta già avanzata da Salvini: “Chiediamo un incontro con Mattarella” perché “mettere fuorilegge un partito per (eventuali) errori di altri risalenti a dieci anni fa non garantisce lo spirito della Costituzione”. Il Capo dello Stato, impegnato in una visita ufficiale nei Paesi Baltici (la prima, peraltro, dalla fine della crisi di governo) parla di dazi, di immigrazione, di Nato, ma – ovviamente – non dice una parola sul punto. Anche dai suoi collaboratori non filtra un amen, ma la richiesta è a dir poco “irrituale”.

Salvini, però, non intende mollare la presa: “Non credo a complotti e marziani, ma credo che la Lega debba essere rispettata e non messa fuori gioco per una sentenza” dice. Poi entra a piedi uniti sul (possibile?) incontro con il Capo dello Stato: “Rispetto il lavoro dei giudici, che al 99% fanno bene il loro mestiere, ma parlerò con Mattarella del fatto che la Lega sarebbe il primo partito in Europa messo fuori legge con una sentenza non definitiva per eventuali errori commessi da qualcuno (Bossi e Belsito, ndr.) più di dieci anni fa con cui io non c’entro nulla”. Infine la chiosa: “Che io non possa parlare con Mattarella è cosa bizzarra”. In serata, da ambienti del Carroccio filtra che sono in corso “contatti” tra la Lega e il Quirinale per definire una data, ma chi è con il Presidente all’estero lo definisce “non informato di richiesta di incontri”. Mattarella rientra oggi. Si vedrà se Salvini otterrà udienza e in quali termini.


L’ex leader della Lega, Umberto Bossi

3. Via le correnti di sinistra. Toghe in rivolta per le parole del sottosegretario Morrone.
L’ira del ministro Bonafede

“Voi sapete a che partito appartengo, alla Lega. Mi auguro che la magistratura si liberi delle correnti, specie quelle di sinistra”. Parola di Jacopo Morrone: di mestiere avvocato, nativo di Forlì, 35 anni, sposato, finora ignoto alle cronache politiche, deputato della Lega. Fin qua, sarebbe diritto di critica. Ma Morrone, dal 14 giugno, ricopre l’incarico di sottosegretario alla Giustizia sotto il ministro Bonafede (M5S). Certo, il suo leader politico, Salvini, sta subendo la ‘requisizione’ di tutti i fondi appartenuti al suo partito negli ultimi dieci anni, dopo la sentenza di primo grado del Tribunale di Genova, fondi che vanno “scovati e confiscati ovunque si trovino”, come ha scritto la Corte di Cassazione, ma a maggior ragione lui, che amministra la Giustizia dalla tolda del governo, dovrebbe tacere. E invece Morrone parla.

Ma cosa dice, Morrone? Il sottosegretario, ieri mattina, si presenta di buon ora a un corso (a porte chiuse) di formazione per giovani magistrati che si tiene a palazzo Marescialli, a due giorni dalle elezioni dei giudici togati in seno al Csm. Morrone va giù dritto, ‘auspicandosi’ che la magistratura si liberi dalle correnti, in particolare di quelle di sinistra. Apriti cielo. Prima i brusii dalla platea, con diversi Mot (i Magistrati ordinari tirocinanti) che lasciano la sala indignati, poi la reazione furibonda di tutti i diversi pezzi del mondo della giustizia italiana. In sole due ore si contano dichiarazioni a grappolo di esponenti di Area (la corrente di sinistra), del vicepresidente del Csm, Legnini, dei consiglieri attuali, passati e futuri del Csm, dell’Anm.


Morrone si rende conto, in realtà, abbastanza subito della gaffe, ma la toppa è peggiore del buco, interviene di nuovo per dire: “Ho parlato così prima perché come voi sapete il mio partito ha una questione aperta con questi magistrati”.Il riferimento è, appunto, alla sentenza della Cassazione che ha confermato l’ordine di sequestro di 49 milioni di fondi della Lega, ma così Morrone addebita alla sinistra della magistratura una decisione assunta dalla Cassazione, suprema corte del Paese dopo la Consulta. Doppia gaffe. Ancora più tardi il giovane sottosegretario, in un mix tra ammissione di colpa e atto di contrizione, riconosce che “in magistratura non ci sono correnti migliori di altre, le mie parole sono opinioni personali e non rappresentano la posizione del ministro Bonafede” (il quale è, ovviamente, furibondo), ma – conclude – rivendico la posizione della Lega che ha sempre criticato le correnti in magistratura”. Ovviamente, il ‘tiro al Morrone’ viene fin troppo facile.

La corrente Area, quella incriminata, in quanto rappresenta la sinistra dentro l’Anm, le bolla come “Parole gravissime. Portano un attacco indebito all’associazionismo giudiziario e al pluralismo, costituiscono un’inammissibile confusione tra ruolo politico e ruolo istituzionale”. L’Anm, che rappresenta il sindacato delle toghe, le definisce “Dichiarazioni gravi e inaccettabili” perché “rese in una sede istituzionale e in un contesto di formazione di giovani magistrati, la cui reazione è stata di sconcerto” e perché “provenienti da un rappresentante del Governo”. La bufera, ormai, è una slavina. “Telefonerò e scriverò una lettera al ministro della Giustizia sulle parole del sottosegretario Morrone per chiedere di assumere delle determinazioni” afferma il vicepresidente del Csm, l’organo di autogoverno dei giudici e presieduto da Mattarella, Giovanni Legnini.

A sera, Bonafede prova a circoscrivere l’incendio: “Morrone ha chiarito, il dialogo va avanti, le sue erano opinioni personali, il mio operato è imparziale”. La giornata di Morrone è stata pessima, ma quella di Bonafede anche.


 

Nb: I tre articoli sono stati pubblicati il 6 e il 7 luglio 2018 sulle pagine 8 e 9 del Quotidiano Nazionale