Migranti, scontro tra Salvini, Colle e magistratura. La Diciotti sbarca a Trapani

Pubblico qui due articoli sul caso della nave militare della Guardia costiera italiana, la Diciotti, che solo ieri notte ha sbarcato i 67 migranti presi a bordo dalla nave mercantile Vos Thalassa: due di loro sono ritenuti degli scafisti e risultano già indagati (ma non arrestati) dalla Procura di Trapani. Il caso della Diciotti, attraccata al porto di Trapani, ma non sbarcata, per oltre 24 ore, ha creato però un corto circuito istituzionale con relativo scontro tra Salvini da una parte, il Colle e la magistratura dall’altra. Intanto, concluso a Vienna il vertice dei ministri dell’Interno della Ue: l’asse con Germania e Austria c’è tra sorrisi e pochi fatti. 

 

1. Migranti, la Diciotti finalmente sbarca a Trapani.

Ma Salvini per tenere la linea dura entra in conflitto con il Colle e la Procura.

 

Lo sbarco dei migranti dalla nave Diciotti

Ettore Maria Colombo ROMA- 13 luglo 2018

LA SORTE dei 67 migranti della nave della Guardia costiera Diciotti, che solo a notte fonda passa da attraccata a sbarcata nel porto di Trapani («lo sbarco avverrà nella notte» aveva infine annunciato il premier Giuseppe Conte), crea un pericoloso corto circuito istituzionale. Il ministro dell’Interno Salvini esprime «stupore» per l’intervento del Quirinale, che si era detto «vigile» e «attento» (traduzione: «preoccupato») per l’evolversi della vicenda, e rende noto il suo «rammarico» anche per la scelta della Procura di Trapani di non arrestare, ma solo indagare, a piede libero, uno dei due migranti che, per Salvini, sono responsabili di essere degli scafisti. Insomma, la Diciotti porta con sé uno scontro, neppure felpato, tra Viminale, da un parte, Colle e magistratura dall’altra. In mezzo, come i capponi dei Promessi Sposi, altri due ministeri (Infrastrutture di Toninelli, Difesa della Trenta) e soprattutto il premier, Conte, la cui presenza si materializza solo quando, alle 22, fa sapere che «la Diciotti sta per sbarcare».

LA LINEA dura di Salvini, dunque, tiene, ma paga un caro prezzo. Si scontra con Toninelli prima, con il Colle poi, mentre la Procura di Trapani indaga, ma non come vorrebbe lui. Solo alla fine di una lunga giornata, la situazione si sblocca. «In nottata» (di ieri) i 67 migranti, compresi i due indagati per «violenza privata» subito scortati dalla polizia, sbarcano. Ma per tutto il giorno, le uniche notizie che uscivano dal Viminale erano: «Il ministro dell’Interno non ha autorizzato lo sbarco». La situazione diventa sempre più drammatica e anche il Colle fa sapere a Conte, ma soprattutto a Salvini, di essere «vigile» e di voler seguire «con attenzione» il caso. Non un buon segnale, per il vicepremier, che reagisce piccato anche alla procura di Trapani – di cui ha dubitato a lungo, causa le ‘lungaggini’ nell’aprire l’inchiesta – che fa sapere che «due migranti dei 67 a bordo della Diciotti attraccata a Trapani sono accusati di violenza privata continuata e aggravata in concorso». Indagati, appunto, ma non arrestati, come voleva il titolare del Viminale.

Infatti, la procura di Trapani, che ha iscritto i due migranti, un ghanese e un sudanese, nel registro degli indagati non ha emesso nessuna misura cautelare («hanno deciso di andarci piano per non avallare la nostra linea» commentano i colonnelli leghisti): resteranno, per ora, a piede libero, perché manca la flagranza di reato. La Mobile di Trapani e lo Sco, già quando avevano raggiunto in acque internazionali il rimorchiatore Vos Thalassa, per prendere le testimonianze, oltre che dei migranti, anche dell’equipaggio «minacciato» dai due «facinorosi», avevano invece fatto capire che almeno uno, se non tutti e due, capi della «rivolta» sarebbero gli scafisti che avevano armato il barcone dei disperati partito dalla Libia lunedì, presi a bordo dalla Vos Thalassa e poi trasferiti sulla Diciotti perché «minacciavano l’equipaggio».

ORA, PERÒ, «evidenti prove fotografiche» – dicono fonti della Polizia – dimostrerebbero che i due «rivoltosi» sono due scafisti. I migranti restano bloccati tutto il giorno sulla Diciotti, dove viene portata su acqua e viene portata giù spazzatura, ma nessuno sale né scende. Sul molo, le urla di un presidio antirazzista. Le operazioni proseguono al rallentatore. L’impasse è totale. Alla fine, i migranti – tra cui 6 bambini – sbarcano, criminali e non. E, in serata, via Twitter, Salvini si fa sentire ancora una volta sul tema: «Andate via, andate via, andate via», scrive, commentando la sentenza della Cassazione per la quale l’aggravante dell’odio razziale può essere applicata anche nel caso di espressioni generiche di disprezzo verso gli stranieri come «Dovete andare via».

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2. L’asse con Germania e Austria: tanti sorrisi e pochi fatti. Conte scrive alla Ue: “Rispettate gli accordi sui migranti”.

 

I ministri degli Interni di Germania, Austria e Italia

Ettore Maria Colombo – ROMA – 13 luglio 2018

TANTE belle parole e molte photo opportunity sorridenti tra i tre paesi dell’«asse» (ma guai a chiamarlo così, a Salvini non piace) italo-tedesco-austriaco, ma poca sostanza. La si potrebbe vedere così la conclusione del vertice dei 28 ministri degli Interni della Ue a Innsbruck. Un po’ lo riconoscono anche i leghisti: «Il ruolo e il protagonismo dell’Italia sono stati riconosciuti e affermati», punto. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, invece, bisogna partire dalle 7.15 del mattino quando Matteo Salvini (Italia), Horst Seehofer (Germania) e Herbert Kickl (Austria) si vedono in un hotel del centro della ‘ridente’ cittadina austriaca, battendo sul tempo tutti i loro colleghi. È, appunto, «l’asse» italo-tedesco-austriaco. I tre amigos (sono leader, tutti e tre, di partiti molto di destra, a casa loro) fanno la faccia feroce. Verso il commissario Ue alle migrazioni, il greco Dimitris Avramopoulos e verso il loro collega francese, Collomb. Seehofer conviene con Salvini sul fatto che «non ci saranno problemi tra le frontiere interne della Ue se si riducono le partenze dall’Africa, i morti e gli arrivi», e questo è un punto per l’Italia, tanto che nella conferenza stampa il ministro tedesco non insiste sulla richiesta di riprendersi i migranti che arrivano in Germania dopo essersi registrati da noi (i «movimenti secondari»).

LE CONCLUSIONI della conferenza, però, sono soltanto annunci e (tanti) buoni propositi: i ministri (tutti) si impegnano a rivedere il sistema di protezione dei confini, potenziare Frontex e gestione dei migranti, rendendo più facile il rimpatrio e stipulando accordi tra Ue e Paesi di origine (africani). Tante buone intenzioni. Salvini è soddisfatto: «Ricollocamenti di migranti da Austria o Germania in Italia? No, prima ricollochiamo i nostri. Poi si vede». Intanto il premier Conte annuncia una lettera «per incalzare l’Europa sull’attuazione di quei principi innovativi sull’immigrazione emersi dal Consiglio europeo».

 

NB: I due articoli sono stati pubblicati a pagina 10 del Quotidiano Nazionale il 13 luglio 2018.