NEW!!! Il Molise forse "non esiste", però va al voto e tutti i big nazionali corrono nella regione più dimenticata d’Italia. Storia di una terra e di una campagna elettorale raccontate da un molisano

Ettore Maria Colombo – TERMOLI (CB)

Una premessa personale. L’autore di questo articolo è molisano, per la precisione di Termoli (Campobasso): conosce quindi i fatti narrati per “esperienza personale”. Qualche giorno fa, a “Gazebo”, su La 7, Diego Bianchi, in arte ‘Zoro’, ha fatto vedere un suo reportage, molto divertente, dal Molise che si avvicina al voto, passando da un ristorante e da un ristoratore all’altro, apprezzando la cucina molisana, i luoghi e il calore della sua gente. Nella speranza che i riflettori, sul Molise, vengano accesi anche per visitare una regione piccola ma che merita attenzione e onore certamente più di quanto non gli vengano concessi, ecco un articolo sulla sfida elettorale regionale di domenica 22 aprile, quando il Molise andrà al voto per rinnovare Governatore e consiglio regionale.

Ps. Per seguire al meglio le elezioni molisane e la politica molisana consiglio l’account dello stratega politico e del responsabile di diverse campagne elettorali per diversi committenti Antonello Barone (@Antonello2011 su Twitter), molisano-termolese doc proprio come me. 

Termoli

La vista del Borgo Antico (o Paese Vecchio) di Termoli (Campobasso) e, in particolare, del ‘castello svevo’.

1) La sfilata dei big nazionali in Molise.
In Molise si vota domenica prossima, il 22 aprile, per le elezioni regionali e la sfilata di tutti i big politici nazionali in regione è stata davvero impressionante. Luigi Di Maio, il leader M5S, ci ha passato due giorni, toccando entrambi i due capoluoghi di Provincia (Campobasso, capoluogo di Regione, e Isernia) e Termoli, la sola cittadina molisana importante dal punto di vista economico (vi hanno sede, infatti, la Fiat-Chysler e diverse aziende chimiche). A Termoli, in un comizio nella storica piazza centrale del Borgo Vecchio, davanti alla splendida cattedrale, in stile romanico-pugliese, del 1200, Di Maio ha galvanizzato i tanti supporter gridando “Vinceremo, il Molise sarà la prima regione a guida 5Stelle e io ci tornerò da premier”. Il lumbard Matteo Salvini ha compiuto, dopo una prima incursione a Isernia e un comizio a Termoli, un tour de force tra i comuni più piccoli della Regione. Sono ben 136 e dove la popolazione molisana ancora resiste, in parte, anche se molti di essi vivono il dramma dello spopolamento e di una nuova emigrazione verso i centri più grandi d’Italia e anche verso l’estero. Un’emigrazione seconda solo a quella che, agli inizi del Novecento, abbatté la popolazione molisana. Infatti, oggi i discendenti di oriundi molisani sono oltre 600 mila, concentrati per lo più in Canada e negli Usa, cioè più del doppio della popolazione residente. Anche Salvini ha detto che ci tornerà “da premier”. Silvio Berlusconi ci ha messo del suo, suonando il ‘bufu’, tradizionale tamburo che si suona con una lunga pertica, a Casacalenda, dicendo che vuole prendere casa a Bagnoli del Trigno e tenendo diversi comizi in Regione. “Dato il momento della politica nazionale una nostra rotonda vittoria in Molise ci aiuterà a trovare nel Parlamento i voti di cui il centrodestra necessita”, assicura Berlusconi poco dopo essere salito, a Termoli, sul predellino di un’auto per godersi il consueto bagno di folla. Poi, rapida visita, in elicottero, a San Giuliano di Puglia, dove un violento terremoto, nel 2002, mentre l’ex premier era al governo, devastò un piccolo paese che, nonostante il nome, si trova in Molise, uccidendo 27 bambini e una maestra. Berlusconi promette al sindaco, Luigi Barbieri, che “se il centrodestra va al governo un consiglio dei ministri lo facciamo qui”. Infine, cena a Campobasso per sostenere il candidato a governatore di centrodestra con consueto florilegio di battute e mangiata luculliana di caciocavalli, ricotta e prosciutti, mentre, a pranzo, aveva gustato, sempre a Termoli, il famoso, nel basso Molise,  ‘brodetto alla termolese’. Tra un predellino e l’altro, Berlusconi ha rischiato di incrociarsi con il premier in carica, Paolo Gentiloni, unico esponente di spicco del centrosinistra che prova a venire a dare manforte a un candidato, quello del Pd, che ha la sconfitta in tasca. Infatti, i i rapporti di forza vedono la gara, in Molise, ristretta tra 5Stelle e centrodestra, le due coalizioni che stanno facendo un continuo, e rischioso, testa a testa in Molise come sul piano nazionale. Infine, c’è stata  la visita di uno dei segretari di LeU, Roberto Speranza, che in Molise (come in Lazio) è alleata col Pd e un giro in regione ha fatto l’impalpabile segretario dem, Maurizio Martina.


cartina del molise

Una cartina ‘semplice’ del Molise

2) Ma davvero “il Molise non esiste”?
E pensare che “Il Molise non esiste”, come gruppo su Facebook, conta ben 14.582 sostenitori e che il tormentone ha acquistato una sua rilevanza, nel recente passato. Infatti, l’ex premier, Matteo Renzi, durante la campagna per il referendum istituzionale del 4 dicembre 2017 ‘amava’ giocare a tiro a segno contro il Molise, denunciandone gli sprechi e le spese di rappresentanza (tipo gli uffici a Bruxelles) che, secondo lui, erano “inutili e dannose” per promuovere l’immagine di una Regione così piccola e modesta. Ne vennero fuori anche dei divertenti fotomontaggi su Facebook (“Renzi: invaderemo il Molise”), ma all’ex segretario del Pd, come si sa, mal gliene incolse, dato che quel referendum lo perse. In ogni caso, ogni tanto o spesso sui social, nei talk show o in radio si sente spesso ripetere il refrain, che forse a qualche osservatore fa simpatia, che “il Molise non esiste”. Per la politica italiana, invece, il Molise esiste eccome. Si dà il caso che la regione ordinaria più piccola d’Italia (314.725 abitanti), che è anche la più recente perché istituita solo nel secondo dopoguerra con la legge costituzionale n. 1/1963 – voti per il Governatore e per rinnovare il consiglio regionale la prossima domenica, cioè il 22 aprile. E se è vero che, il 29 aprile, vota anche una regione a statuto speciale, il Friuli Venezia-Giulia, ben più importante, per grandezza e peso specifico, il primo test politico locale ma di valore nazionale, dalle elezioni del 4 marzo in poi, è in Molise. E, almeno così sperano e credono i 5Stelle, il Molise può diventare la prima regione ‘gialla’ d’Italia.


di-pietro

Antonio Di Pietro, pm di Mani Pulite e leader dell’Idv

3) Il Molise che c’era e quello che c’è…
E pensare che il Molise, ai tempi della Prima Repubblica, era una regione non solo socialmente (l’economia più diffusa era l’agricoltura, la borghesia era quasi inesistente), ma anche politicamente vassalla di potentati locali altrui. Di fatto sotto il dominio dell’abruzzese Remo Gaspari (Dc di rito doroteo), al massimo un paio di terze file della Dc locale sono assurti al ruolo di sottosegretari in vari governi Dc. Solo un molisano (di Ururi) Mario Tanassi, più volte deputato (dal 1963 al 1979), assurto alla carica di segreteria del Psdi (dal 1964 al 1996 e dal 1972 al 1976), fu più volte ministro (alla Difesa, nel 1972-1974 e alle Finanze, 1974) sotto diversi governi (Colombo, Andreotti e Rumor), fino ad arrivare alla carica di vice-primo ministro (nel 1973-1974 sotto la presidenza Andreotti), ma Tanassi meglio dimenticarlo. Finì coinvolto nello scandalo Lockheed, che nel 1979 provocò le dimissioni del presidente della Repubblica di allora, Giovanni Leone (Dc) e che vide Tanassi condannato dalla Corte costituzionale – la quale, all’epoca, giudicava i reati dei ministri attraverso apposito Tribunale – con il suo predecessore, Luigi Gui (Dc), che però venne assolto, mentre Tanassi finì anche in carcere per due anni.
Nella Seconda Repubblica, il Molise ha visto rifulgere l’astro di Antonio, detto Tonino, Di Pietro (originario di Montenero di Bisaccia, dove vive tuttora, tra buoi, stalle, vino e olio che fa lui), pm di Mani Pulite, ministro con Prodi e fondatore dell’Idv, ma la Regione è stata governata da una stanca alternanza di governi di centrodestra (dominus il forzista Michele Iorio) e di diversi governi di centrosinistra, guidati per lo più da nullità politiche che in poco o in nulla hanno innovato. Intanto, l’apparato industriale stentava a decollare e un inchiesta del giornale comunista il manifesto, a firma di Gad Lerner, coniò l’espressione “metalmezzadri” proprio per indicare gli ex agricoltori diventati operai ma che mantenevano mentalità e abitudine contadina. Oggi, in Molise, il terziario avanzato ha prodotto qualche barlume di speranza, i traffici della nuova borghesia hanno creato un minimo di benessere, ma l’economia privata resta ancella di quella statale come dimostra il predominio della politica nella sanità (privata), centri di eccellenza compresi. Insomma, il Molise non è diventata una regione vitale né centrale – eppure corre lungo la dorsale appenninica e adriatica, lungo le antiche vie della transumanza, diventate patrimonio dell’Unesco – e ogni tanto qualcuno, a Roma, ne propone l’assorbimento o lo smembramento verso l’Abruzzo o verso la Campania o verso entrambe. Insomma va accettata la curda realtà del momento: solo una nefasta, almeno per i molisani combinazione di date fa del Molise una terra di scontro politico che ha o potrebbe avere, come agognato premio finale, il governo.


votanti molisani

Code ai seggi di Campobasso per le elezioni in Molise

4) I quattro candidati governatori e le loro (tante) liste in lizza.
Gli aventi diritto al voto in questa tornata elettorale sono 331.253, di cui 162.936 maschi e 168.317 femmine, compresi ben 78.361 residenti all’estero che, alle Politiche del 4 marzo, non hanno votato in quanto, appunto, iscritti nelle liste Estero (infatti, alle Politiche gli aventi diritto al voto erano 254 mila e i votanti sono stati 182 mila). Il totale degli elettori in provincia di Campobasso è 237.014, 94.239 in quella di Isernia. Sono 394 le sezioni allestite nei 136 comuni molisani. I dati relativi all’affluenza saranno raccolti da un delegato del comune in tre momenti della giornata: alle ore 12, alle 19 e alle 23. I seggi saranno aperti dalle ore 7 alle ore 23, subito dopo inizierà lo spoglio. Non sono previsti exit poll e a gestire l’afflusso dei dati ci penserà prima la sezione elettorale, poi il Comune e infine la Regione con una procedura laboriosa.
L’affluenza, alle ore 12, è stata del 15,17% (pari a 50.247 elettori) e, alle ore 19, del 38,8% (pari a 129.125 votanti) mentre il dato finale (h 23.00) è del 52,16% (172.791). Aggiornamenti continui sui dati delle elezioni sono reperibili sul sito della Regione Molise, che quest’anno gestisce le elezioni, https://www.elezioniregionemolise2018.it .
I candidati e i raggruppamenti di liste che si presentano alle elezioni sono quattro (ma la quarta, Casa Pound, che candida Agostino Di Giacomo, è fuori da tutti i giochi), mentre la legge elettorale molisana è nuova di zecca, approvata nello scorcio finale della ormai passata consiliatura regionale dal centrosinistra. E’ un sistema proporzionale a turno unico con premio di maggioranza definibile come majority assuring. I membri del consiglio regionale da eleggere sono 21, compreso il presidente della Giunta: alla lista o coalizione di liste vincenti sono garantiti 12 seggi e non può averne più di 14, compreso quello del presidente eletto. Il sistema assicura la piena governabilità. I candidati sono più di 300: vuol dire uno ogni 840 elettori in pratica uno in ogni comune…
Come si vota. A differenza di altre Regioni, in Molise non è possibile esprimere un voto disgiunto, per cui si potrà scegliere l’aspirante presidente e la lista o una delle liste ad esso collegata, pena l’annullamento della preferenza. La scheda elettorale è unica e l’elettore potrà esprimere la propria scelta nelle seguenti modalità: votare un solo candidato presidente, votare un candidato presidente e una lista (come detto tra quelle ad esso collegate), votare una lista. In tutti questi casi si tratterà di apporre una croce sul rispettivo simbolo. È possibile esprimere una o due preferenze per i candidati alla carica di consigliere regionale della lista prescelta scrivendo il cognome, oppure il nome e il cognome, per evitare possibili casi di omonimia. Se si scegliesse di esprimere due preferenze, queste dovranno essere di genere diverso: una donna e un uomo. In caso contrario, ovvero se si selezionassero due donne o due uomini, il secondo selezionato sarà annullato e verrà ritenuto valido solo il primo nome.  Nella nuova legge la soglia di sbarramento è molto alta (l’8%) per chi si presenta fuori da una coalizione e molto bassa (il 3%) per chi, invece, ne fa parte, favorendo il proliferare di molte liste. C’è – è stato reintrodotto – il voto di preferenza, particolare di non scarso rilievo.
La coalizione più ampia è quella di centrodestra che ha scelto, come candidato governatore, Donato Toma, presidente dell’ordine dei commercialisti di Campobasso. Toma è appoggiato da ben 9 liste, di cui quattro di ambito nazionale (FI, Lega, FdI, Udc) e ben cinque di ambito locale. Tra queste, ce ne sono almeno due capeggiate da forti portatori di voti in Regione: una fa capo all’ex governatore della regione, Michele Iorio (ex FI, ora Udc), e una al ras della sanità privata locale nella zona di Isernia, l’eurodeputato Aldo Patriciello (FI). Alle Politiche FI ha preso il 16,1% dei voti e la Lega l’8,7%, FdI il 3,1%. La seconda coalizione è quella di centrosinistra che parte dal Pd passa per frattaglie locali e arriva fino a LeU. Scaricato il presidente regionale uscente, Paolo di Laura Frattura (ex Dc, ex Ppi, ex Margherita, ora Pd), un Pd ridotto ai minimi termini (15,2% alle Politiche) e dalla classe dirigente modesta, politicamente e culturalmente, ha puntato su un suo assessore uscente, Carlo Veneziale, appoggiato da cinque liste, tra cui LeU (3,7% alle Politiche). Ma la vera grande sorpresa è, anche in Molise, l’M5S (44,8% alle Politiche). Il candidato governatore si chiama Andrea Greco, è un giovane laureato in Giurisprudenza che oggi ha 33 anni e la sua sola esperienza politica precedente è stata la candidatura nel 2013 quando è risultato il primo dei non eletti dell’M5S. Dopo, per cinque anni, Greco ha fatto il portaborse dei 5Stelle in consiglio, oltre che, in un passato lontano, il ‘tronista’… Insomma, un grillino della prima ora – peraltro neppure molisano doc, ma proveniente dalla Campania e con uno zio acquisito, marito della sorella del padre, che era un camorrista (fatto di cui lui, il giovane Greco, non ha ovviamente alcuna colpa, anzi si è distaccato dall’ombra dello zio in modo netto e dignitoso) gode della scia di un grande successo, quello dell’M5S alle Politiche, che in Molise, come in tutto il Sud, ha fatto il botto. I pentastellati, infatti, lo scorso 4 marzo, hanno sbancato i risultati nei collegi della Regione, vincendo – con il 44,8% dei voti contro il 29,8% del centrodestra e il 18,1% del centrosinistra – tre collegi uninominali su tre e, in totale, quattro seggi su cinque (due deputati e due senatori). Il quinto seggio è andato a una deputata di Leu, Giuseppina Occhionero, che ha preso il 3,7% dei voti, grazie all’effetto “flipper” del Rosatellum. Un sondaggio fatto prima delle elezioni Politiche vedeva centrodestra e 5Stelle appaiati, ma il proliferare delle liste (nove con 180 candidati per il centrodestra contro una sola lista e appena 20 candidati dell’M5S) e il voto di preferenza, ammesso dalla legge elettorale e che incentiva il voto di scambio – antica piaga locale come di tutto il Mezzogiorno – favoriscono il centrodestra. Quindi, tutto può ancora succedere, tranne che vinca il centrosinistra. Certo è che tutti i vecchi schemi sono saltati persino nel piccolo Molise: i 5Stelle hanno il vento in poppa e la  vittoria è a un passo. Il 22 aprile, anche il resto d’Italia si accorgerà che il Molise esiste.
5) I risultati elettorali del 22 aprile. 
E così, alla fine, il Molise ha votato. La più piccola regione d’Italia è passata dal centrosinistra al centrodestra (in attesa del voto di domenica prossimo, 29 aprile, in Friuli Venezia-Giulia, allo stato sono 14 le regioni amministrate dal centrosinistra, solo cinque quelle amministrate dal centrodestra, nessuna per i 5Stelle). Le elezioni di ieri hanno sancito la vittoria di Donato Toma, neo governatore del Molise, e del centrodestra con il 43,46% dei voti. A seguirlo è Andrea Greco (M5S) col 38,5% dei voti. Terzo e buon ultimo è il candidato del centrosinistra, l’assessore uscente Carlo Veneziale, con il 17,1% dei voti mentre solo le briciole sono andate al candidato di Casa Pound, Agostino Di Giacomo, che ha preso lo 0,42%. La legge elettorale molisana prevede il voto di preferenza, ma non il voto disgiunto, e assegna 13 seggi su 21 (i componenti del consiglio regionale, compreso quello del governatore), alla coalizione vincente, ma non prevede il trasferimento della scelta dell’elettore dal nome del candidato governatore alla lista che lo sostiene. Il risultato finale vede, quindi, il curioso dato del candidato governatore pentastellato, Greco, al 38,5% e della lista dell’M5S solo al 31,57%. Dopo l’M5S, il secondo partito più forte in Molise è Forza Italia, ma con appena il 9,38%. Seguono il Pd, con il 9,03%, la lista “Orgoglio Molise” (di centrodestra) con l’8,34%, la Lega con l’8,23%, la lista “Popolari per l’Italia” (di centrodestra) con il 7,12%, l’Udc con il 5,11%, Fratelli d’Italia con il 4,45%, la lista “Iorio per il Molise” (di centrodestra) con il 3,58%, Leu con il 3,29%. Altra curiosità sono i nomi dei due candidati più votati: il primo è Patrizia Manzo (M5S, 6.968 preferenze, e il secondo Vittorino Facciolla (Pd, 4.078 preferenze.  Per quanto riguarda il futuro consiglio regionale sarà formato da 13 consiglieri regionali di centrodestra così ripartiti: 3 a FI, 2 alla Lega, 2 a Orgoglio Molise, 2 ai Popolari per l’Italia, 1 all’Udc, 1 a FdI, 1 alla lista Iorio, più il governatore Di Toma. All’M5S andranno sei consiglieri mentre solo due li avrà il Pd. Leu non ha avuto seggi.
6. Un’analisi comparata del voto grazie ai dati dell’Istituto Cattaneo di Bologna. 

E così, alla fine, il Molise ha votato, il centrodestra ha prevalso, con il 43,46% dei voti, in modo netto, sui 5Stelle (38,5%) mentre terzo e buon ultimo è arrivato il centrosinistra con il 17,1%. I 5Stelle speravano di poter governare la prima, anche se piccola, regione italiana, ma “l’effetto Ohio” delle elezioni regionali è stato pari a zero. Non ne deriverà, cioè, nessuna soluzione per la crisi di governo che agita i palazzi romani, tutt’al più qualche indicazione sui consensi che registrano i partiti, ma anche qui – date le caratteristiche del Molise – meglio fare la tara.
La prima cosa che va chiarita è il presunto “crollo” dell’affluenza: se si dice che i votanti sono stati il 52,17% contro il 71,62% delle Politiche il crollo sembra pesante. Fa chiarezza uno studio sfornato ieri dall’Istituto Cattaneo. Alle regionali, gli elettori erano 331.253 elettori e i votanti sono stati, è vero, meno della metà (172.823), cioè il 52,17%, ma alle Politiche i votanti ‘veri’ erano pochi di più (182.007) e su un corpo elettorale molto meno ampio (254.108 elettori). La differenza la fanno i moltissimi emigrati molisani (78.361) residenti all’Estero che alle Politiche sono iscritti nelle liste dell’Aire (gli eletti all’Estero, appunto) mentre alle Regionali vengono conteggiati “residenti” in Molise. Quindi, l’unico paragone possibile è con le regionali 2013, quando l’affluenza fu del 61,63% e 204.859 erano i votanti.
Per capire chi ha vinto e chi ha perso il raffronto – spiega sempre il Cattaneo – va fatto tra elezioni omogenee (le Regionali 2013), ma è ovvio che conta anche il dato più recente, quello delle Politiche 2018. Il quadro che emerge è quello di due netti vincitori (il candidato del centrodestra, Di Toma, da ieri governatore, la cui coalizione ha preso 73.229 voti, e il candidato dell’M5S, Greco, 64.875 voti) e di uno sconfitto (il candidato del centrosinistra Veneziale, 28.818 voti). Rispetto alle Regionali 2013, il centrodestra, che aveva ben nove liste, accresce i suoi consensi di 17 punti pari a 23.350 voti. Una crescita dovuta soprattutto alla buona performance della Lega (8,23%, 12 mila voti) e delle liste minori, di carattere locale o personale (+9.927 voti). Invece, FI registra un arretramento di 3.683 voti (-0.9%), fermandosi al 9,38%. L’M5S non ottiene la presidenza, ma ha un boom di consensi: passa da 32.200 a 64.875 (31,57%, +21,7%). Le liste di centrosinistra prendono 27.313 voti (18,8%) contro i 84.141 voti del 2013 (50,2%), dimezzando quindi i loro consensi e perdendo ben 56.828 elettori. Più difficile, ma politicamente comprensibile, il raffronto con le recenti elezioni politiche. M5S perde 13,2 punti percentuali passando dal 44,8% al 31,57%, crollo che appare un tonfo, mentre il centrosinistra perde ancora consensi, passando dal 23,5% (compresa Leu e altre liste minori) al 18,8% dei voti. FI cala di ben 6 punti (dal 16,1% delle Politiche al 9,4%), la Lega è di fatto stabile, passando dall’8,7% all’8,2%, mentre FdI cresce di un punto (dal 31,% al 4,4%). Ma la differenza, in Molise, alle Regionali, la fa la crescita delle liste locali, passate dal 3,2% delle Politiche al 12,6% delle Regionali. Sono state loro, insieme al numero enorme di candidati (180 per il centrodestra contro i 20 M5S) ad avere vinto.


benito_jacovitti

Il disegnatore Benito Jacovitti

5. Le ‘glorie’ molisane (un po’ di sano orgoglio locale…).
Tra gli scrittori regionali, fondamentale è e resta Francesco Jovine, cantore della sua terra nella Signora Ava e nelle Terre del Sacramento, ma è assurto a gloria nazionale, nel dopoguerra, anche il disegnatore Benito Jacovitti, creatore di Cocco Bill e molti altri personaggi che hanno fatto la storia dei fumetti. Tra i pensatori bisogna ricordare Vincenzo Cuoco, illuminista napoletano, ma nato in Molise, autore di un fondamentale Saggio storico sulla Rivoluzione napoletana del 1799,  libro e autore molto amato e studiato da Benedetto Croce, ma anche l’insigne grecista e latinista Gennaro Perrotta. Tra i giornalisti, l’ex direttore de La Stampa, Gaetano Scardocchia, e l’ideatore e conduttore de Il Processo del Lunedì, il giornalista Aldo Biscardi. Tra i cantautori sono nati in Molise Tony Dallara, Tony Santagata e Fred Bongusto mentre Lucio Dalla aveva eletto nelle isole Tremiti il suo ‘buen retiro’ e lì scrisse alcune delle sue canzoni più belle, ma anche Antonello Venditti è nato in Molise. Tra gli attori, ha origini molisane Robert De Niro e, tra gli italiani, sono molisani Sergio Castellitto ed Elio Germano. Diversi – e alcuni anche molto famosi – i giocatori di calcio e di basket nati in Molise.


NB: Articolo scritto in forma originale per il blog e pubblicato il 14 aprile 2018.