Elezioni 2018, “tra lambrusco e popcorn” Una guida alla lunga giornata (e notte) elettorale tra problemi pratici, maratone elettorali e gineprai tecnici (il Rosatellum). Un – lungo – vademecum

“È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”. (Winston Churchill)
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Una premessa. Tra lambrusco e popcorn…
Propongo qui, in forma originale per questo blog, una abbastanza dettagliata (spero) analisi di cosa ci dobbiamo attendere la sera (o, meglio, la lunga notte…) del voto e soprattutto il giorno dopo, quindi tra il 4 marzo notte e il 5 marzo giorno 2018, una volta conosciuti prima gli exit poll, poi le proiezioni e infine i dati reali (gli unici ‘veri’, ovviamente) in queste elezioni politiche. Naturalmente, non violo nessuna par condicio e nessun silenzio elettorale, in quanto si tratta di semplici analisi tecniche, statistiche e metodologiche che incrociano tre fattori diversi:

  1. come si comporteranno i principali istituti di sondaggio;
  2. come lavorerà il Viminale (ministero dell’Interno), dove tutti i dati, man mano scrutinati dalle diverse sezioni elettorali, affluiranno per il computo finale dei voti e, ovviamente, per la loro trasformazione definitiva in seggi.
  3. Chi saranno, effettivamente, gli eletti, il dato più difficile da individuare e da sapere, dato che rischia di diventare noto – con l’eccezione dei candidati nei collegi uninominali – molto tardi, cioè a giornata del 5 marzo ormai pienamente in corso.

Ovviamente, questa analisi incrocia, per forza di cose, elementi di conoscenza della nuova legge elettorale, il Rosatellum, che in parte darò per acquisite e in parte spiegherò per la prima volta perché riguardano, appunto, la molto complessa trasformazione di voti in seggi e, soprattutto, la definizione dei nomi degli eletti. Rimando, in ogni caso, ai miei precedenti articoli sul Rosatellum, consultabili tutti su questo stesso blog, per una più efficace ricognizione della legge elettorale nei suoi aspetti più generali. Invece, in generale, auguro una buona notte (e alba) elettorale a tutti/e, tra lambrusco e pop-corn…
A) Il giorno del voto, domenica 4 marzo 2018.

  1. Votanti ed elettori in Italia e all’estero.

Gli elettori in Italia, compresi quelli della circoscrizione Estero, sono 50.782.650 per la Camera dei Deputati e 46.663.202 per il Senato. Ovviamente, la differenza è data dalla differenza tra l’elettorato attivo della Camera (dai 18 anni in su) e quello del Senato (dai 25 anni in su). La popolazione italiana conta, però, su 59.433.744 abitanti e i seggi, all’interno delle circoscrizioni, vengono attribuiti sulla base di questo dato. Infine, gli elettori delle circoscrizioni Estero (che sono quattro: Europa; America Meridionale; America Settentrionale; Africa, Asia, Oceania e Antartide) sono 4.973.942 alla Camera e 4.973.942 al Senato.
Tralasciamo i motivi di esclusione dall’elettorato attivo sia le cause di ineleggibilità e di incompatibilità tra le cariche di deputato e senatore e altre cariche, istituzionali o meno che siano.
Tralasciamo anche le modalità di presentazione, depositate e vidimate presso il ministero dell’Interno, che hanno imposto, a tutte le liste presentate, il deposito del simbolo di lista, lo statuto ‘trasparente’ di ogni lista/partito (novità di queste elezioni), le dichiarazioni di collegamento tra le liste per le coalizioni di liste/partiti, il deposito del programma elettorale, etc.
Tralasciamo infine le norme della disciplina della propaganda elettorale che è stata adottata per la campagna elettorale (norme della ‘par condicio’, in vigore dalla data di pubblicazione dei comizi elettorali, il 28 dicembre 2017, diffusione dei sondaggi demoscopici e rilevazioni di voto, in vigore dal 17 febbraio 2017, norme attinenti il silenzio elettorale il 3 marzo 2018), le norme che hanno regolato l‘indizione dei comizi elettorali e le norme che regolano la costituzione delle sezioni e seggi elettorali.
Rimandiamo, per tutti questi casi, alle specifiche norme relative alle varie materie contenute nella disciplina della nuova legge elettorale, numero 165 del 3 novembre 2017 denominata informalmente Rosatellum, consultabile per chi volesse approfondire, sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno ai link: www.interno.gov.it e http://elezioni.interno.it .

  1. La tessera elettorale. Cosa serve per votare.

La tessera elettorale ha ormai sostituito, dall’anno 2000, il caro, vecchio, certificato elettorale. E’ un documento permanente, va conservato con cura (se lo perdi o lo danneggi devi richiederne una nuova presso l’Ufficio elettorale del comune di residenza), contiene i dati anagrafici del titolare, attesta il voto nelle singole consultazioni ed è valida fino all’esaurimento degli appositi spazi che sono 18. dopo aver votato per 18 volte di seguito, cioè, bisogna comunque richiederne una nuova… (e nessuno, purtuttavia, ti fa i complimenti per la costanza da elettore fedele al principio che “il voto è un dovere, non solo un diritto”…). Ma al voto bisogna presentarsi anche muniti di un documento di riconoscimento (CI, passaporto, patente, etc.). Agevolazioni tariffarie di varia natura (aereo, ferroviario, marittimo, etc.) sono previste per chi si sposta, per andare a votare, da un luogo all’altro.
La novità, rispetto al passato, è che SI VOTA SOLO NELLA GIORNATA DI DOMENICA 4 MARZO 2018, DALLE ORE 7 ALLE ORE 23, norma stabilita dalla Legge di Stabilità del 2013.
Evito di ripetere qui, dato che l’ho già scritto e spiegato nelle mie note tecniche sul Rosatellum, le modalità con cui si può votare
Ma… barrare solo il nome del candidato, barrare solo il simbolo della lista, barrare il nome del primo e il simbolo del secondo, ma anche barrare solo i nomi indicati nel listino bloccato della lista, con o meno il simbolo della lista, sono tutte forme di voto valido!

  1. Fatto?! La notte è piccola per voi, troppo piccolina…

Avete votato?! Potete astenervi, beninteso, e sareste compresi tra gli astenuti, sarete cioè degli aventi diritto al voto ma computati tra i non votanti, o potete annullare la scheda nell’urna in modo volontario, in questo caso andrete a comporre il cumulo delle schede nulle, o potete infilare nell’urna una scheda intonsa, verrete contati tra le schede bianche. Invece, se avrete compiuto il vostro dovere elettorale, e dunque andrete ad aumentare il numero finale dei votanti (il quale, badate bene, conteggia anche le schede bianche e le schede nulle ritenute in ogni caso una espressione di voto!), beh allora potrete tornare a casa e, soddisfatti o meno che sarete, accomodarvi davanti alla tv per seguire la prossima, magica, “notte elettorale”. La quale, però questa volta si annuncia particolarmente lunga e tormentata a causa delle complessità di una legge elettorale astrusa di suo e, in ogni caso, mai applicata finora. Vi consigliamo, appunto, come si diceva all’inizio, parafrasando una canzone, “lambrusco e pop-corn”, ma gli stomaci forti e i cuori coraggiosi possono optare per negroni e salatini, whisky e appetaiser, cocacola e patatine…
B) La notte del voto (domenica 4 marzo 2018)
1) Exit poll e proiezioni.
I principali istituti di sondaggio (per la Rai c’è una novità: ha vinto l’appalto per tutte le reti e i tg, bandito con relativa gara, un nuovo consorzio, Opinio Italia, un vero trust del settore formato da Istituto Piepoli con Noto Sondaggi-Ipr marketing ed EMG, la società di Masia, SWG per la 7, Techné per Mediaset, Ixè per Huffington Post, etc.) daranno le percentuali nazionali dei partiti (ovviamente) e la loro proiezione in seggi prima sotto forma di exit poll (i meno attendibili, sono quelli presi all’uscita dei seggi) e poi sotto forma di proiezioni, di solito sempre più stabili (ma non sempre!) basate su campioni più larghi e sicuri. Gli Exit poll inizieranno a caldo, dalle ore 23 circa, alla chisura dei seggi, le proiezioni dalle ore 24 circa in poi. La prima di Opinio per la Rai si baserà sulla base dei dati realmente scrutinati per il Senato (voti e seggi per liste e coalizioni) mentre solo dalle 2 di notte arriveranno quelle per la Camera. A seguire anche tutti gli altri.
Due notazioni, una importante, una di colore. Quella importante è che, da sempre, si scrutinano prima le schede per il Senato e poi quelle per la Camera, ma al Senato alcuni partiti e/o coalizioni (es: centrodestra e centrosinistra) vanno storicamente meglio di altri (M5S, ma anche Leu), quindi i dati potrebbero apparire sfalsati. Inoltre, prima verranno scrutinati i dati dei collegi uninominali (anche qui prima il Senato, poi la Camera) e questo fatto, invece, può – quasi certamente – sovra-rappresentare partiti e coalizioni più forti nei collegi uninominali (centrodestra e M5S) e sfavorire, nei tabulati, partiti e coalizioni più forti nel voto di lista (Pd, Leu). La notazione ‘di colore’ è che tra la ‘maratona Mentana’ (su La 7), quella di Vespa su Rai (entrambe andranno avanti fino alle 07 am!) e gli speciali di Rainews24, Skytg24, Mediaset, etc. se non avete voglia di dormire o siete insonni, vi andrà di lusso ma se, invece, volete andare a letto come un normale ‘cristiano’, datemi retta: andate a nanna verso le due di notte al massimo e svegliatevi alle otto del mattino. Quello che vi era apparso confuso dovrebbe, a quell’ora, apparirvi più chiaro e definitivo… Risultati in testa…
2) Le differenze nello scrutinio tra le due Camere.
Naturalmente sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica è da sottolineare, e da ricordare, come già detto, due ordini di considerazioni: 1) si tratta di due votazioni (e due schede elettorali) diverse (gialla per il Senato, rosa per la Camera); 2) la differenza di elettorato attivo (chi vota) e passivo (chi può essere eletto) tra i due sistemi pesa. Discrepanza che, per quanto prevista dalla Costituzione e sempre rispettata dal legislatore, può dare adito a risultati diversi, anche non di poco, tra le due Camere. Successe, per nor risalire troppo lontano, anche nel 2013 con il Porcellum (Pd più alto alla Camera, al punto che lì il partito di Bersani ottenne il premio di maggioranza, ma non al Senato). Ne consegue che – ipotesi – una coalizione (il centrodestra per fare l’esempio più plausibile) potrebbe sfiorare la maggioranza assoluta al Senato ma NON alla Camera…
3) Una legge elettorale ‘bastarda’, il Rosatellum...
Il vero problema che complicherà la lettura dei risultati, durante la notte del voto, riguarda, però, più in generale, una legge elettorale, il Rosatellum, ‘bastarda’: un mix (imperfetto) di collegi uninominali maggioritari (36%) e di collegi plurinominali proporzionali (64%) complica tutti i calcoli.
Con il Porcellum (con cui si è votato nel 2006, 2008, 2013) era tutto molto più semplice: un forte – anche se poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta… (sentenza n 1./2014) – premio di maggioranza arrideva, senza alcun bisogno di quorum, alla prima lista e/o coalizione, il che faceva scattare automaticamente la maggioranza (350 seggi Camera, mentre al Senato i premi erano su base regionale, quindi variabile di volta in volta, con un calcolo ancora più difficile!!!). Inoltre, le liste lunghe ma tutte bloccate permettevano di sapere immediatamente i nomi degli eletti… Insomma, anche il Porcellum aveva i suoi meriti/demeriti…
Ora, appunto, cambia tutto, ma non si torna al Mattarellum (75% di collegi uninominali e 25% di recupero proporzionale su liste bloccate, possibilità di scorporo e di voto disgiunto, due schede, etc.) con cui si è votato nel 1994, 1996, 2001. Infatti, con il Rosatellum, la scheda è unica (una Camera, una Senato), ma resta che il mix di maggioritario e proporzionale complica tutti i calcoli.
Morale: è inevitabile – come si vede dai sondaggi pubblicati sui giornali prima del voto e fin quando si è potuto farlo (14 febbraio) – che venga prevista, oltre ai voti corrispondenti, in termini percentuali e in termini di voti assoluti, ad ogni lista elettorale, una doppia indicazione di risultato per ogni lista/partito e anche per ogni coalizione: una per la quota di collegi maggioritari uninominali e una per la quota di collegi proporzionali proporzionali che verranno assegnati come tendenza (specie per gli exit poll, ma anche le proiezioni!), alle diverse forze politiche.
Un ulteriore problema ancora sono le cosiddette ‘forchette’, cioè il range che, almeno fino a notte fonda, non permetterà di individuare un numero sicuro di eletti per ogni partito e/o coalizione, ma sarà comunque indicato nelle diverse grafiche.
I) Primo esempio: il centrosinistra. Camera csx: 150 seggi (totale) di cui 105 seggi proporzionali e 45 collegi maggioritari. Qui nasce un’ulteriore sottoinsieme: i 105 seggi proporzionali sono del Pd (a meno che un’altra lista collegata non superi il 3%: in quel caso saranno, es., 90 seggi al Pd, 15 a +Europa), mentre i 47 collegi vanno assegnati a tutta la coalizione (compresi Svp, Insieme, +Europa, Civica-Pop), quindi la dicitura corretta, sotto i collegi maggioritari, è – non vi paia un’ovvietà – “centrosinistra” . Ma, se nessuno dei tre partiti minori, presenti in un’alleanza, raggiunge il 3%, quei seggi diventano seggi del Pd in quanto partito maggiore che elegge, grazie all’aiuto degli alleati, parlamentari pescati nelle liste del Pd. Invece, naturalmente, se una lista minore supera il 3% (esempio: +Europa) quei seggi vengono assegnati solo ad essa che poi potrebbe fare gruppo a sé. Ah sì, ricordatevi che la ‘piccola’ Svp (partito che tutela gli italiani di lingua tedesca o ladina che vivono nel Trentino Alto-Adige) è stabilmente alleata al Pd e al centrosinistra, quindi i suoi voti – per quanto pochi siano, ma in Trentino sono tanti e fanno vincere! – vanno conteggiati, correttamente, dentro quella coalizione (il csx).
II) Secondo esempio: il centrodestra. Camera coalizione cdx (composta da FI, Lega, Fd’I, Noi con l’Italia-Udc, quattro partiti): 280 seggi di cui 90 collegi maggioritari (alla coalizione), più 190 collegi proporzionali di cui 90 FI, 60 Lega, FdI 30, Noi con l’Italia zero. Nel caso del centrodestra, esistendo solo ‘un’ alleato minore (Noi con l’Italia-Udc) e ‘più’ partiti maggiori, che cioè superano facilmente il 3%, va ricordato che i voti che la lista minore porta – se non supera il 3% ovvio – vengono ‘spalmati’ su tutti e tre i partiti maggiori. Come si farà, dunque, a sapere se quei deputati o senatori in più ingrosseranno le fila della Lega, di FI o di Fd’It?
In un solo modo: scoprendo, su un piano tutto solo ‘politico’, come i tre partiti si sono divisi le candidature nei collegi uninominali e, quindi, scoprendo le casacche di appartenenza: se sono di FI, Lega o Fd’I. Ovvio, infine, che se Noi con l’Italia, assai affine a FI e alle sue posizioni, superasse il 3%, un suo gruppo autonomo è presumibile che seguirebbe la politica di FI e non – di certo o presumibilmente – quella di Lega o Fd’I (ma per ora non si sa…). Invece, nel centrodestra, potrebbe comparire una oscura voce, ‘altri di centrodestra‘, che comprende liste minori alleate al cd (Rinascimento italiano di Sgarbi, Energie per l’Italia di Parisi, etc).
Terzo esempio. Più facile fare i calcoli per i partiti singoli non in coalizione. 5Stelle e Leu, sono forze singole, non in coalizione: i voti dati a uno di loro si trasformano in seggi solo per quella singola forza politica, ma anche in questo caso è importante verificare la doppia attribuzione: maggioritario e proporzionale. Esempio: LeU prenderà quasi tutto dalla parte proporzionale e il suo score, sul tabellino, mentre quello di M5S sarà un vero mix. Leu Camera: 27 seggi (26+1 ove D’Alema vincesse in Salento). M5S: 170 seggi (110 proporzionale, 50 collegi maggioritari).
Quarto esempio. I partiti sotto il 3%. Da segnalare che, potrebbero comparire, nelle tabelle, anche se NON otterranno seggi perché non supereranno la soglia di sbarramento (3%), sia Casa Pound (partito di estrema destra) che Potere al Popolo (partito di estrema sinistra): entrambe hanno presentato candidati in tutte le circoscrizioni. Inoltre, il loro risultato può rosicchiare voti (e seggi) al cd o al cs e/o Leu. Da sottolineare il caso del risultato della Svp: nelle elezioni passate, veniva spesso indicato nella voce degli ‘Altri’, ma quasi tutti gli istituti di sondaggi ormai la calcolano, in questa campagna elettorale, come parte integrante della coalizione di centrosinistra, di cui fa integralmente parte, anche se presenta liste solo nel territorio del Trentino Alto-Adige.
Quinto (e ultimo) problema. I raffronti. Obbligatorio e sicuro sarà quello con le elezioni politiche del 2013 (da notare che molti partiti presenti allora sono scomparsi, come Scelta civica, o si sono trasformati, tornando alle origini, come Pdl-Forza Italia, o hanno cambiato connotati alla loro coalizione, come il csx, allora composto da Pd-Sel-Cd) mentre mi sembra del tutto scorretto farlo/proporlo con le elezioni europee del 2014.
C) Il giorno dopo il voto (lunedì 5).
Vi siete svegliati? Bene! Andiamo avanti, se ancora ci siete…
Una volta che il ministero dell’Interno avrà fornito tutti i dati, cioè i voti ‘veri’ sarà interessante leggere e contare uno a uno una serie di numeri e cifre impossibili da ‘leggere’ la notte del voto.
Qui, per forza di cose, bisogna tornare a parlare di… Rosatellum!!!
Le circoscrizioni sono 28 alla Camera (una per regione, tranne in Lombardia, dove sono quattro, e Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia, dove sono due ognuna) e 20 al Senato. I collegi uninominali (seggi singoli) sono 232 alla Camera e 116 al Senato, i collegi plurinominali (seggi attribuiti a partiti su liste bloccate, da uno a quattro al massimo i nomi) sono 63 alla Camera e 33 al Senato. Il numero dei seggi compresi nei collegi plurinominali sono 386 alla Camera e 193 al Senato. I seggi della circoscrizione Estero sono 12 alla Camera e 6 al Senato. Gli eletti con un sistema maggioritario sono il 36% in entrambe le Camere e il 64% sono eletti con un sistema proporzionale. Lo stesso candidato si può candidare in un collegio uninominale e in non più di cinque collegi plurinominali. La parità di genere è rispettata nella proporzione di 60% e 40% per ogni sesso. Non c’è ballottaggio, né doppio turno né premio di maggioranza. Il voto disgiunto è vietato e le preferenze pure, pena scheda annullata.
L’assegnazione dei seggi e dei voti di lista deve rispettare una soglia di sbarramento unica a livello nazionale, al 3% dei voti, per la prima volta identica (e, appunto, ‘nazionale’) a Camera e Senato, anche se viene conteggiata dentro ambiti diversi (le circoscrizioni sono solo regionali al Senato, regionali e in alcuni casi pluri-regionali alla Camera). Non vi sono quindi soglie di sbarramento difformi. E’ identica, e viene conteggiata anche in questo caso sul piano nazionale, la soglia del 10% per le coalizioni (la quale deve comprendere almeno una lista che abbia superato il 3%) e quella fissata al 20% su base regionale per le minoranze linguistiche (Trentino e Valle d’Aosta).
Ma veniamo al calcolo più complicato di tutti, l‘assegnazione dei seggi. Nei collegi uninominali il gioco è facile: la formula è un maggioritario a turno unico in cui viene proclamato eletto (alla Camera o al Senato) il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validi (in caso di parità è eletto il più giovane!).
Per i seggi da assegnare alle liste e alle coalizioni di liste nei collegi plurinominali collegate a un candidato nel collegio uninominale, il riparto avviene per la Camera a livello nazionale e per il Senato a livello regionale, con metodo proporzionale e il sistema detto “del quoziente intero e dei più alti resti”, tra le coalizioni di liste e le liste che hanno superato lo sbarramento al 3%. Sono quindi eletti in ciascun collegio plurinominale, nel numero dei seggi assegnati e ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio secondo l’ordine di presentazione. Non si viene ammessi alla ripartizione dei seggi se non si raggiunge il 3% a livello nazionale; il 20% nelle liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute; se, in una coalizione, una lista non abbia raggiunto l’1% dei voti.
Contano dunque, e molto, i ‘quozienti’ di ogni circoscrizione. Come si calcolano? Il quoziente è ottenuto per la Camera dividendo il numero degli abitanti della Repubblica (in base al censimento del 2011) per 618 (il numero dei deputati da elegger, tolti i 12 Estero) alla Camera e per 278 (numero dei senatori da eleggere, tolti il numero dei seggi assegnati ex art. 57 e i 6 Estero, su 315) al Senato. Ne consegue che, alla Camera, vi sono più quozienti e più resti, nelle regioni più popolose, al Senato meno. Definiti ed eletti i candidati nei collegi uninominali, si procede – lo fa l’Ufficio elettorale circoscrizionale (ricordiamo: 20 al Senato, 28 alla Camera il loro numero) alla proclamazione, in ciascun collegio plurinominale, nel limite dei seggi a cui ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio plurinominale, secondo il loro ordine di presentazione. Ma se – ecco l’inghippo! – l’Ufficio non può procedere a tutte le proclamazioni perchè è detto ‘esaurito’ il numero dei candidati presenti in una lista (da 2 a 4), si procede all’assegnazione del seggio alla medesima lista in altro collegio o circoscrizione ovvero all’assegnazione del seggio ad altra lista della stessa coalizione. Il deputato eletto in più collegi plurinominali, infine, è proclamato eletto – non sembri strano!!! – nel collegio in cui la lista cui appartiene ha ottenuto la minore (e NON, come potrebbe sembrare ragionevole e immediato fare, dove ha ottenuto la maggiore) cifra elettorale di collegio… Infine, il deputato eletto in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale (e se si dimette o muore? Si rifanno le elezioni in quel singolo collegio!). Per il Senato valgono le medesime regole, ma su base regionale!
In realtà ci sarebbe molto da dire… In particolare bisognerebbe parlare di due fattori tecnici presenti nell’attuale legge elettorale: l’“effetto flipper” e i seggi deficitari/eccedentari dentro i collegi. Ma vi sentiamo stremati e, in effetti, lo siamo anche noi… Quindi, meglio chiuderla qua e augurare, a tutti, buon voto e buona lettura!
Per le circoscrizioni Estero c’è il proporzionale e due preferenze, ma quella – come le Regionali – è quasi una partita a parte…
NB: questo articolo è pubblicato in forma originale per questo blog il 3 marzo 2018.