“Siete bellissimi!” Di Maio accoglie i neoeletti di Camera e Senato. Battute e spaesamento dei neofiti, i veterani arrivano al ralenty. Tre articoli tre, redditi compresi

Pubblico qui di seguito tre articoli usciti negli ultimi tre giorni, dal 19 al 21 marzo, sul ‘primo giorno’ dei neoeletti al Senato e alla Camera e sui redditi dei parlamentari della passata legislatura.
Articoli tutti pubblicati, come sempre, sul Quotidiano Nazionale.

 

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  1. “Siete bellissimi!”. Di Maio accoglie le nuove reclute. I neoeletti entrano a Montecitorio.

Ettore Maria Colombo – ROMA

“Questo palazzo per me è un tempio”. Li accoglie così, i neo eletti pentastellati, detti già l’Orda d’Oro – nome con cui sono state già ribattezzate le nuove truppe grilline: 221 deputati – raccolti nell’auletta dei gruppi di via della Missione, Luigi Di Maio, candidato premier dei 5Stelle. “Siete bellissimi”, dice loro coccolandoseli, orgoglioso dei suoi nuovi soldati. Ieri alla Camera dei Deputati, come il giorno prima al Senato della Repubblica, i protagonisti del ‘primo giorno di scuola’ sono loro, i pentastellati.

I neo deputati degli altri partiti arrivano alla spicciolata: per lo più sono facce conosciute, anche se i nuovi, specie nella Lega, sono tanti. Su 630 vecchi e nuovi deputati, ieri hanno sbrigato le formalità di rito in 334 e, appunto, erano quasi tutti grillini. Solo che palazzo Montecitorio è assai diverso da palazzo Madama, sede del Senato: là è un’oasi di quiete e di spazi a disposizione dei senatori, qua – nonostante un palazzo enorme e le sue numerose e belle propaggini (i palazzi di fianco e ad esso collegati) – è una nota Suburra. Il Transatlantico, detto anche il Corridoio dei Passi Perduti, l’appartata Corea, dove ci si può incontrare lontano da occhi indiscreti, la famosa Buvette, con i suoi arancini, pizzette snackers da gustare all’ora dell’aperitivo. Ma il vero pericolo è dato un’intera categoria, quella dei giornalisti. Dentro al Movimento la chiamano “la muta dei cani” e invitano tutti, specie i neo-eletti – che, intimoriti, si limitano a dire loro ovvietà – a restarne a debita distanza. Chi non si fa spaventare è il reietto ed espulso, a oggi, dai 5Stelle, patron del Potenza Calcio, il vulcanico Salvatore Caiata. Si fa vedere tutto felice alla Buvette, si scatta selfie a ripetizione, nega ogni desiderio di dimissioni, ma assicura che vuole rimanere nel Movimento, anche se per ora si iscriverà al gruppo Misto.

“Sono qui per salutare la mia forza politica e resto a disposizione del Movimento”. Bella è bella, nulla da dire, spiega invece Alessia D’Alessandro. Intercettata alla Buvette della Camera in compagnia della madre e del deputato pentastellato veterano Angelo Tofalo, manco fosse una debuttante, la D’Alessandro ha però mancato, anche se per un pelo, l’elezione. Candidata nel collegio di Agropoli, lo ha perso perché la candidata del centrodestra ha fatto meglio di lei nonostante una terra, la sua Campania, dove l’M5S ormai ha superato le percentuali della Dc. Era diventata famosa, la D’Alessandro, in campagna elettorale, perché Di Maio l’aveva descritta come “un economista che lavora nel think thank della Cdu della Merkel”. Non era vero, era solo una stagista: la Merkel non l’ha mai vista e manco il seggio.

Tornado agli altri, in teoria, per sbrigare le formalità di rito, che si svolgono nella sala del Mappamondo, al primo piano, bisognerebbe attendere la raccomandata della Corte d’Appello, ma molti non ce l’hanno fatta ad aspettare e sono venuti lo stesso. Il più puntuale, è il rettore dell’università di Messina, eletto nelle fila del Pd, uno dei pochi sopravvissuti dell’eccidio effettuato dalle elezioni tra le fila dem in terra di Trinacria. Tra i veterani, ecco Guglielmo Epifani e Pier Luigi Bersani, entrambi di Leu. Sempre tra i dem, si riconoscono subito il presidente Matteo Orfini, Walter Verini, Roberto Morassut, David Ermini (che, per scaramanzia, non ha ancora preso casa, come fece già nel 2013, fu poi Renzi – racconta – a dirgli “prendila pure che ci resti fino al 2018”), Alessia Morani che chiede al collega “cosa scrivo sulla scheda personale?” (“scrivi avvocato e basta”, dice Ermini), mentre il costituzionalista Stefano Ceccanti è la new entry ma ha già passato una legislatura nel Pd al Senato e ne mostra il tesserino rilegato mentre, invece, quello della Camera è un normale badge fototessera. Tra le curiosità c’è, in Forza Italia, un omonimo di uno dei suoi storici fondatori, Antonio Martino, eletto in Abruzzo. Fende il Transatlantico, con passo felpato e con maglione da intellettò bohemienne la ‘mente’ economica della Lega, Claudio Borghi, che ribadisce di voler “uscire dall’Euro”. Non passano inosservate Matilde Siracusano (FI), ex concorrente di Miss Italia, a sua volta nipote del Martino ma quello ‘vero’, Marta Fascina da Portici, bellissima bionda eletta in Campania sempre in FI e per sempre volontà di Berlusconi, e Giusi Bartolozzi, avvenente magistrato eletta ad Agrigento, moglie del mancato candidato azzurro nell’isola. Mancano, invece, almeno per ora, all’appello i pochi big della nuova Camera: Boldrini, Gentiloni, già ‘conoscitori di mondo’, che aspettano calmi.

NB: Articolo pubblicato su Quotidiano Nazionale del 21 marzo 2018 a pagina 6.


2. Senatores probi viri, Senatus mala bestia. Le matricole di palazzo Madama.

Palazzo Madama, lunedì 19 marzo, ore 15, sala Nassirya. Folla di fotografi, cameramen e cronisti che presidiano tutti gli ingressi davanti e dietro del Senato. I senatori neo-eletti (315, ma in realtà 314 perché uno, causa ‘baco’ del Rosatellum, manca, per la precisione in Sicilia) devono presentarsi nei loro nuovi uffici per prendere contatto con la loro nuova sede, il Senato della Repubblica. Una grande emozione per molti, una noiosa incombenza per pochi, dato il forte ricambio del 4 marzo. Tra le prime urgenze ci sono fototessera, tesserino, badge, ma ricevono anche copia della Costituzione (caso mai non l’avessero letta…), regolamento del Senato e altro materiale illustrativo. L’Aula sarà il loro regno, ma anche il Transatlantico, la Buvette, stanze, corridoi e loro meandri, a volte misteriosi. Il Senato è piccolo, circolare e compatto, ma con tanti palazzi collegati tra cui un famoso corridoio segreto che lo collega alla Camera. Perdersi è un attimo: si susseguono sale e salette, i servizi utili (infermeria, barbiere, banca, etc.) e, ovviamente, i bellissimi saloni e affreschi di un palazzo eretto da Papa Sisto IV Della Rovere, anno di grazia il 1505.
Tanto per cambiare, il primo caos, per quanto creativo, lo creano i pentastellati. Sono tanti (112), non vestono più in sandali francescani né portano più acconciature improbabili come nel 2013. Ormai abbondano i professori universitari, i ricercatori, i dirigenti ospedalieri, Eppure, vengono scortati con cura dai loro colleghi veterani che, neanche fossero una scolaresca in gita, elencano bellezze e segreti del luogo. La senatrice Angela Piarulli, neoletta in Puglia, chiede ai commessi, prima di farsi la foto, “i capelli meglio sciolti?” mentre Silvana Giannuzzi, eletta in Campania,
riconosce che “Tutto questo va oltre i miei sogni”. Certo è che al primo ‘giorno di scuola’, i grillini sono presenti in massa: Di Maio ha convocato la prima riunione, non si può mancare. Solo che così il seppur efficiente sistema di registrazione dei neoeletti va in tilt e s’ingolfa subito. E tutti gli altri? Molti, respinti con perdite,
decidono che è meglio ripassare oggi o domani, ma qualche temerario osa lo stesso.

I primi della classe (altrui) sono la ministra Valeria Fedeli (Pd) e la biologa Paola Binetti (Udc). La prima big a registrarsi è Emma Bonino, poi si vede arrivare Vasco Errani (Leu). Matteo Richetti (Pd), neofita del Senato parla di “grande onore ed emozione”. Il più giovane eletto del centrodestra è Marco Siclari (FI), che è anche, ammette, l’unico azzurro che ha vinto un collegio uninominale “dal Lazio in giù”. Non a caso, l’ex direttore del Quotidiano Nazionale, Andrea Cangini, eletto nelle Marche per FI, avverte: “Se Salvini rompe la coalizione è un suicidio”. Di dem, quasi la metà rispetto alla scorsa legislatura (sono in 57, erano 97: un bagno di sangue), non si vede quasi nessuno. Passa Francesco Verducci, pure lui eletto nelle Marche, area Giovani Turchi, ma lui è un veterano. Tra i tanti guai del Pd, ce n’è anche uno logistico: il gruppo dem si è ristretto assai (da 98 a 57 senatori) e perciò dovrà cedere almeno la metà dei suoi uffici, appartenuti in parte alla Dc, con tanto di busto di De Gasperi (andranno ai 5Stelle), e in parte al Pci, ala che dovrebbe restare al Pd. Matteo Renzi, in compenso, ancora non si è visto: aveva fatto un breve giro al Senato una settimana fa, quando ha scoperto che, in qualità di ex presidente del Consiglio, deve ancora venire a registrarsi (pare che lo farà solo venerdì mattina). In ogni caso gli spetta un ufficio solitario, e ben più ampio dei suoi colleghi, nel palazzo di fronte, Giustiniani. Un palazzo meraviglioso dove hanno le loro stanze gli ex presidenti del Senato (lì andrà Pietro Grasso), i senatori a vita e gli ex presidenti della Repubblica. E così al povero Renzi toccherà in sorte di sentirsi i rimbrotti di Napolitano e di Monti. Neanche Mattero Salvini, peraltro, ancora si è registrato, ma ha ben altro per la testa.

NB: Articolo pubblicato su Quotidiano Nazionale del 20 marzo 2018 a pagina 6.

Big nazionali elezioni 2018

I principali leader dei partiti presenti alle elezioni politiche 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

3. I redditi dichiarati dai parlamentari e dai leader nella passata legislatura.

Ettore Maria Colombo – ROMA
Sei volte tanto. Beppe Grillo, fondatore e garante dell’M5S, sestuplica il suo reddito e, in un solo anno, scala la classifica dei redditi dei politici ‘paperoni’. Grillo, infatti, dichiara un imponibile di oltre 400 mila euro nel 2017, quasi 350 mila euro in più rispetto all’anno precedente. Ma nella ‘top ten’ dei politici più ricchi ci sono anche il senatore a vita Renzo Piano, di professione archistar, che sfiora i tre milioni di euro e Antonio Angelucci, deputato di Forza Italia fresco di rielezione, con 2.700 mila euro di reddito. Le entrate del capo politico dei 5Stelle, Luigi Di Maio, restano invece identiche per il terzo anno consecutivo: 98.471.04 euro il reddito dichiarato come nel 2015 e 2016. Matteo Renzi guadagna poco di più: 107.100 mila euro mentre il nuovo reggente del Pd, Maurizio Martina, che si è appena dimesso da ministro, ha guadagnato 98.441 euro. La ‘paperona’ del governo Gentiloni, invece, è la ministra Valeria Fedeli che ha dichiarato ben 182.016 euro nel 2017.
Sono disponibili, da alcuni giorni, i Bollettini delle dichiarazioni patrimoniali, dei redditi e delle spese elettorali per l’anno fiscale 2017 presentate da deputati, senatori, ministri (anche i non parlamentari), tesorieri e dirigenti non parlamentari di associazioni, movimenti e partiti politici.
Vediamo, prima di tutto, quanto hanno guadagnato i leader dei vari schieramenti. Di Grillo si è detto: guadagna sei volte in più dell’anno prima (420 mila euro nel 2017 contro i 71.957 del 2016, vicini ai 355.247 del 2015), forse perché è tornato a fare spettacoli. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, e la presidente della Camera, Laura Boldrini, risultano un po’ più poveri: Grasso dichiara 321.195 mila euro di reddito imponibile, a fronte dei 340.563 mila dell’anno precedente; la Boldrini 137.337 mila euro, a fronte dei 144.883 mila euro del 2016. Nella top ten dei più ricchi spiccano, dicevamo, il senatore a vita Renzo Piano, che sfiora i tre milioni di euro, e il ‘re’ delle cliniche private Antonio Angelucci (FI) che nel 2017 ha dichiarato un reddito di 2.726.959 euro, ma in vistoso calo, rispetto a quello dell’anno precedente (3.954.097). L’ex ministro Giulio Tremonti subisce una lieve flessione: 2.111.533 i redditi dichiarati contro i 2.500 mila del 2016. L’avvocato del Cavaliere, Niccolò Ghedini, senatore di FI, registra un reddito imponibile di tutto rispetto (1.623.533), anche se in leggero calo sul 2016 (1.645.606). L’ex premier, e senatore a vita, Mario Monti dimezza invece le proprie entrate: il suo reddito scende da 826.333 a 421.611 euro.
Passiamo alla squadra di governo. Mantiene il primo posto nella classifica delle dichiarazioni la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli che nel 2017 ha dichiarato 182.016 euro, seguita dal ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda che ha dichiarato 166.264 euro. Terza classificata la ministra ai Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro che ne dichiara 151.672. Fanalino di coda la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, con 91.888, poco sopra di lei il ministro all’Interno Marco Minniti che ne dichiara 92.260. In posizione mediana il premier, Paolo Gentiloni, che ha dichiarato 107.401 euro. I redditi del ministro all’Economia Pier Carlo Padoan sono 122.457 euro, poi via via arrivano tutti gli altri.
E gli eletti a 5Stelle, tanti francescani nel 2013? Di Di Maio si è detto (98.471,04 euro nel 2017). Alessandro Di Battista nel 2017 dichiara 113.471 euro mentre Paola Taverna 103.456. Seguono Laura Bottici con 99.699 euro, Nicola Morra con 99.465 e Carla Ruocco con 94.239 euro. Molto meglio fa il deputato Alfonso Bonafede: dichiara nel 2017 un reddito imponibile di 186.708 euro.
NB: L’articolo è stato pubblicato il 17 marzo 2018 sul Quotidiano Nazionale.